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Sputnik - Is This All There Is - 16 marzo 2026
FIRENZE – Toto Riina è il “determinatore” della strage del rapido 904, che il 23 dicembre 1984 causò 15 morti e 267 feriti. Con questa motivazione il pm di Firenze Angela Pietroiusti, nel corso della requisitoria del processo in corso a Firenze, ha chiesto la condanna all’ergastolo del boss mafioso, unico imputato, come mandante dell’attentato avvenuto all’interno di una galleria della ferrovia Bologna-Firenze. “Non perché non poteva non sapere – ha epigto il magistrato – ma perché era a capo dell’organizzazione, ma perché Riina esercitava questo potere. Solo con la sua autorizzazione è stato fornito l’esplosivo a Calò e solo lui poteva decidere la destinazione dell’esplosivo”.
Secondo il pm, Riina è il “principale artefice di questo fatto, lo ha determinato”, su questo “non c’è il minimo dubbio”. La condanna serve “a fare giustizia, per il rispetto delle vittime, anche se a distanza di tempo”. “Quello che ci dicono tutti i collaboratori – ha ricordato il pm – è che Riina aveva un potere assoluto”.
Obiettivo della strage, per Cosa Nostra era “fare pressione sui propri referenti politici, i Salvo e Salvo Lima, per incidere sull’esito del maxiprocesso”. Un attentato che segnò un salto di qualità nelle modalità d0’azioni mafiose: “Mai Cosa nostra aveva fatto ricorso ad attentati con modalità terroristiche che non fossero diretti a precisi obiettivi:”. E che sarà ripresa nel 1993: “Una volta che diventano definitive le condanne, continua l’attacco per costringere le istituzioni a venire a patti, lo Stato viene sottoposto a gravi ricatti. E’ un attacco frontale allo Stato”.
“Non si può consentire che Riina sia il parafulmine dei mali” è la replica del legale di Riina, Luca Cianferoni che ha chiesto l’assoluzione: “La formula ‘non poteva non sapere, anzi sapeva’ è da vecchia inquisizione, più che da vecchio rito. A chi fa comodo Riina parafulmine? A chi fa comodo questo processo?”.
Dopo l’arringa difensiva, la Corte d’assise di Firenze si e’ ritirata in camera di consiglio. L’unico imputato, Toto’ Riina, collegato in videoconferenza dal carcere di Parma, non assisterà alla lettura
Scritto da: Redazione Novaradio
Diario di città è un programma, nato in collaborazione con l’ARCI provinciale di Firenze, un “contenitore libero” in cui, a partire dal desiderio di raccontare STORIE, espressione di VOCI “locali”, si è venuto intrecciando il bisogno di sviluppare TEMI “globali”. L’idea è quella, per primo, di raccontare la storia delle persone che sono coinvolte in questo mondo: le loro aspirazioni negate, le problematiche in cui incorrono, lo stigma che subiscono. Cercare, insomma, di farsi conoscere di intavolare un dialogo con la cittadinanza e quindi sentirsi e farsi sentire come cittadinanza attiva, appartenente a questo consorzio civile. In un secondo momento anche essere filtro della realtà che viviamo e raccontarla secondo la nostra visione. La vita di ognuno di noi è la cosa bella che abbiamo e molte volte il quotidiano ci impedisce di vederla così come è.
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