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Moby Prince, 30 anni dopo. “Quella notte la rada del porto non era sotto il controllo dello Stato” – ASCOLTA

today09/04/2021

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LIVORNO – A 30 anni dalla tragedia del Moby Prince, domani la città Livorno ricorda la più grande sciagura della marineria civile italiana – 140 vittime perite nella collisione tra il traghetto e la petroliera Agip Abruzzo – con una serie di eventi che scandiranno l’intera giornata: tra questi, la cerimonia la porto, la messa in cattedrale, la consegna della Livornina d’oro all’ “associazione 140” dei familiari delle vittime, mentre nella notte di sabato il Modigliani Forum sarà illuminato di rosso.

Una tragedia che ad oggi non ha colpevoli. Le indagini sono state archiviate per due volte – l’ultima nel 2009 – e si è dovuto attendere il 2017, con i lavori di una commissione parlamentare di inchiesta perché venissero alla luce elementi fondamentali: ad esempio, che quella notte non c’era scarsa visibilità come venne a lungo detto; che la petroliera non doveva essere ormeggiata nel luogo in cui venne urtata; che le due compagnie navali poco dopo siglarono un patto per evitare ogni azione di risarcimento reciproco; che i passeggeri potevano essere salvati ma non vennero soccorsi; Eppure la richiesta di risarcimento allo Stato presentata in sede civile è stata respinta dal Tribunale di Firenze.

Le famiglie delle vittime non hanno intenzione di smettere di cercare verità e giustizia: tra loro Angelo Chessa, figlio del comandante della Moby, Ugo Chessa, morto nel rogo con la moglie Maria Giulia Ghezzani. Le speranze si concentrano sulle indagini della muova commissione parlamentare d’inchiesta, il cui iter di costituzione è partito pochi giorni fa. Tante le incongruenze e le zona d’ombra da chiarire. “Abbiamo fiducia che possano emergere nuovi elementi utili alle indagini” spiega, e annuncia: “Faremo ricorso in appello per ottenere i risarcimenti dallo Stato”. Ascolta >>

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    Moby Prince, 30 anni dopo. “Quella notte la rada del porto non era sotto il controllo dello Stato” – ASCOLTA Redazione Novaradio

Scritto da: Redazione Novaradio


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