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Morto durante l’arresto, oggi l’autopsia sul corpo di Arafet

today21/01/2019

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FIRENZE – E’ attesa per oggi l’autopsia sul corpo di Arafet Arfaoui, il 31enne tunisino morto giovedì sera ad Empoli nel corso di un arresto di polizia. L’uomo è deceduto per arresto cardiocircolatorio mentre si trovava a terra ammanettato e con i piedi legati da una cordicella: inutili i tentativi di rianimazione del personale del 118 chiamato dagli agenti. Sulle circostanze e le cause del decesso la pm della procura di Firenze Christine van Borries, ha aperto un inchiesta per omicidio colposo, per ora senza iscritti nel registro degli indagati

La famiglia, tramite il legale e con il sostegno dell’associazione contro gli abusi in divisa ACAD, fa sapere di aver nominato un perito di parte, e di star raccogliendo ogni elemento a disposizione per ricostruire quanto avvenuto. “Anche se le prime ricostruzioni ufficiali – si legge in una nota dell’associazione – tendono a liquidare frettolosamente il decesso per arresto cardiaco prima ancora che le stesse indagini abbiano potuto chiarirne le vere cause, molti dettagli inquietanti stanno emergendo in questi giorni secondo le nostre ricostruzioni”.

Prima ancora che essere giudiziario, il caso è già politico, per effetto delle dichiarazioni del ministro dell’interno Matteo Salvini, che ha espresso solidarietà agli agenti che, ha detto “hanno ammanettato un violento, un pregiudicato che poi purtroppo è stato colto da arresto cardiaco”, aggiungendo poi : “Se non possono usare le manette, cosa devono fare gli agenti, rispondere con cappuccio e brioche?”.

La famiglia di Arafet da parte sua denuncia “un clima di odio dove se sei tunisino, ex facchino disoccupato con qualche precedente, per alcuni sembra valere la pena di morte” e precisa alcune circostanze su Arafet: “Era legatissimo alla moglie, non erano separati. Stava passando un periodo di difficoltà, ma non era un tossicodipendente, non era mai stato in comunità.

Parole “inopportune e non rispettose delle prerogative della magistratura” secondo l’ANM, l’Associazione nazionale magistrati , sottolineando come “sarebbe  stato necessario attendere la conclusione dei doverosi accertamenti che stanno coordinando i magistrati.

Per le famiglie di altri “morti nelle mani dello stato” – tra cui la sorella di Stefano Cucchi, la madre di Federico Aldovrandi, e la sorella di Giuseppe Uva – il caso di Arafet presenta inquietanti analogie. “Anche nel fatto di Empoli – ha detto Guido Magherini, padre di Riccardo morto a Firenze durante un arresto nel 2014 – è stato detto che tirava calci, che era in forte agitazione, che non riuscivano a tenerlo. E poi anche questo ragazzo è morto. Sembra una prassi. Si vede che la colpa è sempre di chi muore”.

Scritto da: Redazione Novaradio


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