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Moda, alla Amom di Arezzo 70 licenziati con una videocall: “Vogliono chiudere e delocalizzare” – ASCOLTA

today08/01/2026

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    Gianni Rialti, Fiom Cgil Arezzo – 8 gennaio 2026

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AREZZO  – Fumata nerissima per la Amom di Civitella val di Chiana, azienda del settore degli accessori metallici per la moda i cui 70 dipendenti si sono visti comunicare il licenziamento in massa il 31 dicembre scorso con una videochiamata dalla Svizzera, dove ha sede la multinazionale Oerlikon Riri. Ieri nell’incontro da remoto tra Rsu e Fiom-Cgil da una parte, e Confindustria Centro-Oerlikon dall’altra, l’azienda ha ribadito la sua netta chiusura ad ogni ipotesi di ritiro dei licenziamenti e di apertura di una procedura di cassa integrazione diversa da quella per fine attività, come invece chiedevano i rappresentanti dei lavoratori.

La vertenza passa ora direttamente al tavolo regionale, convocato per il 14 gennaio in Regione, dove le stesse istanze sindacali rischiano di incontrare un altro diniego.
Nel pomeriggio è scattata la prima assemblea dei 70 dipendenti licenziati, che si sono riuniti nella fabbrica dove la produzione è di fatto cessata dall’1 gennaio. E’ stato deciso di andare in pullman all’incontro previsto a Firenze sotto la presidenza della Regione Toscana.

“L’azienda ha dimostrato una totale irresponsabilità, intransigenza, e mancanza di rispetto nei confronti di 70 persone” attacca Gianni Rialti, Fiom Cgil Arezzo: “A fine ottobre e inizio novembre, in un incontro sindacale, l’azienda a domanda precisa rispondeva dicendo “Non vi preoccupate, non abbiamo assolutamente intenzione di trovare soluzioni emergenziali e drastiche”.

L’azienda, che vanta tra i suoi clienti marchi come Hermès e Dior , un tempo era fiore all’occhiello del settore degli accessori metallici per la moda ma negli ultimi anni ha vissuto una parabola discendente: nel 2021 è stata ceduta al gruppo svizzero Riri, a sua volta acquisito nel 2023 dalla Oerlikon, che possiede altre aziende del settore in Italia e che a Firenze è nota pe aver chiuso con le stesse “brusche” modalità la SCM di Campi Bisenzio (Fi). Nel 2024 il primo consistente calo del fatturato, da 13 a 7 milioni di euro, sette mesi fa l’avvio dei contratti di solidarietà.

“Altro che crisi della moda, vogliono chiuderci e spostare la produzione in altri stabilimenti” è la convinzione diffusa tra gli operai ieri riuniti in assemblea. “La crisi del settore c’è – dice Rialti – ma non giustifica questo comportamento, perché altre aziende simili nel territorio aretino hanno fatto ricorso ad ammortizzatori sociali diversi. Anche per questo, spiega Rialti, il sindacato lancia un appello proprio alle grandi griffe che si servono dei prodotti della Amom affinché non lascino lettera morta i “codici etici” interni in cui si parla di rispetto ai diritti dei lavoratori.

Il sospetto che aleggia è però che dietro l’operazione ci siano anche altri appetiti, di natura speculativa: la proprietà dello stabilimento di Civitella è infatti in capo ai fondatori dell’azienda, la famiglia Veneri: “Oltre alle grandi griffe – conclude Rialti – mi sento di chiedere ai veneri un’assunzione di responsabilità, e dare un contributo alla risoluzione di questa gravissima situazione in cui si ritrovano oggi i loro ex dipendenti”.

 

Scritto da: Redazione Novaradio