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Sputnik - Intervista Hate Moss - 5 febbraio 2026
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Paolo Solimeno, Giuristi Democratici su decreto sicurezza 06022026
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Antonello Marrocco, segr. Silp Cgil Toscana su DL sicurezza 6 febbraio 2026
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FIRENZE – Il testo del nuovo DL sicurezza del governo non è stato ancora pubblicato nel dettaglio, ma già infuria la polemica politica, con le opposizioni che parlano di “stretta autoritaria”.
In particolare le critiche si incentrano su due punti: il “fermo di prevenzione” e “scudo penale” per le forze dell’ordine. Il primo, di 12 ore, deciso dagli agenti delle forze dell’ordine in base a precedenti specifici o concreti elementi che fanno sospettare possibili problemi per l’ordine pubblico, dovrà essere subito comunicato al PM che potrà revocarlo: consisterà in un obbligo di firma presso gli uffici di polizia nelle ore precedenti alle manifestazioni. Il secondo sarà applicato agli agenti impegnati nel servizio di ordine pubblico e si associa all’estensione della legittima difesa per i cittadini, consiste nell’iscrizione in un registro degli indagati separato, con procedure di archiviazione delle accuse più veloci.
Ad esprimere riserve sulla compatibilità costituzionale sono giuristi e costituzionalisti. “Rimangono delle criticità intanto perché si aggiunge alla normativa che già c’è sui Daspo – spiega Paolo Solimeno, Giuristi Democratici – e va nella stessa direzione di cercare di anticipare delle limitazioni alla libertà personale, quindi sostanzialmente intimidire chi vuole esercitare un diritto fondamentale a dissentire, manifestare o partecipare a qualche iniziativa che il governo ritenga ritenga ostile”. “Inoltre restano un po’ vaghi i presupposti, e il magistrato coinvolto è il PM e non un giudice” aggiunge: “Il fermo è valutato dal poliziotto, e quindi potrà fermare quante migliaia di persone, ma dove le mette? Si rischia di di creare dei momenti veramente di contrasto che innalzano anche il livello di scontro”. Sul fronte invece dello scudo penale, invece, “si apre il campo al problema grosso della legittima difesa, che già nel Codice Penale è regolata in modo piuttosto ampio”, “invitare quasi a difendersi in modo sproporzionato da un attacco magari semplicemente al patrimonio o da una semplice minaccia”.
Anche dalle stesse forze dell’ordine non mancano le perplessità sull’applicabilità delle nuove norme. Sullo “scudo penale”, per il segretario Silp Cgil della Toscana, Antonello Marrocco, “la Polizia di Stato, i lavoratori di Polizia, ma in generale forze di Polizia in senso più lato, non hanno bisogno di scudi”. “Aspettiamo il testo definitivo ma dalle indiscrezioni sostanzialmente non cambia nulla” perché semmai “i colleghi indagati spesso patiscono altri fattori, tipo provvedimenti disciplinari o addirittura sospensioni anche in assenza di una condanna definitiva” ma anche “la difficoltà di accesso all’assistenza legale che si dice che garantita, ma che in effetti o è tardiva o è limitata”. Riguardo invece il “fermo preventivo”, poi, Morrocco evidenzia una serie di problematicità: “Chi lo attua questo fermo? Come si procedono i controlli per verificare che vada fermata una determinata persona? Si fanno le norme, si inaspriscono le pene, ma poi si dimentica che qualcuno deve vigilare. E anche per sorvegliare, ci vogliono comunque risorse”. La sicurezza, conclude, “rischia di essere un qualcosa sbandierato ma di difficile attuazione.
Senza contare che in realtà, sulla materia, le leggi ci sarebbero già: “Ricordiamo che esistono già due leggi, esiste la 11o/75 che vieta il porto di oggetti atti ad offendere in luoghi pubblici senza giustificato motivo e la 152/75 il divieto di travisamento con cappelli maschere e qualsiasi strumento che rende difficoltoso il riconoscimento in luoghi pubblici”. Entrambe risalenti a mezzo secolo fa.
Scritto da: Redazione Novaradio
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