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Case-alveare per i rider scoperti in San Frediano. Nidil Cgil: “Uno spaccato di quel che significa lavorare nel food delivery” – ASCOLTA

today10/02/2026

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    Mattia Chiosi, Nidil Cgil Firenze – 10 febbraio 2026

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FIRENZE – Un incendio fortuito che scoperchia un vaso di Pandora fatto di illegalità, lavoro povero e marginalità sociale. E quanto è successo ieri a Firenze in Borgo San Frediano, dove i vigili del fuoco e l’ASL sono intervenuti a seguito della segnalazione di un incendio all’interno di un appartamento causato dal corto circuito di alcune batterie di ricarica di biciclette elettriche. Dagli appartamenti invasi dal fumo sono usciti – per fortuna senza conseguenze – 10 persone, tutti giovani, stranieri (di origine pakistana) e di professione ciclofattorini: alloggiavano in tre minuscoli appartamenti in condizioni sovraffollamento, pagando un contratto di subaffitto irregolare.

“La vicenda di Borgo San Frediano fa capire che cosa significa lavorare nel settore delivery a Firenze, e non soltanto ” dice stamani a Novaradio Mattia Chiosi, della Nidil CGIL di Firenze. Condizioni drammatiche di vita e lavoro per altro denunciate solo pochi giorni fa dalla stessa Nidil, con una la ricerca nazionale presentata proprio a Firenze, da cui si tracciava l’identikit medio del lavoratore delle consegne: “Una persona con backgroud migratorio, spesso con un debito da ripagare e famiglia all’estero da mantenere -ricorda Chiosi – che lavora 10 ore al giorno, tutti i giorni, per 2,50 euro a consegna, con uno stipendio che non supera nel migliore dei casi i mille 1200 euro al mese.

Una situazione che mette bene in luce la recentissima inchiesta della procura di Milano che ieri ha posto sotto l’amministrazione controllata l’azienda del delivery “Foodinho”, parte dell’universo Glovo, che impiega 40.000 persone in tutto il paese: secondo i pm, però in condizioni di sfruttamento, sudditanza e ricattabilità. “La battaglia per cambiare questo tipo di modello, fondato su algoritmi e sfruttamento va avanti con le battaglie sindacali l’interlocuzione con AssoDelivery e anche le inchieste giudiziarie – rammenta Chiosi – e imporre una stabilizzazione lavorativa e contrattuale dei lavoratori”. Ma, se si eccettua a Just Eat, il modello universale rimane quello dell’uso di lavoratori solo formalmente autonomi ma di fatto sfruttati. “Entro il 2027 l’Italia, ultima in Europa, deve recepire la direttiva UE in materia che prevederebbe, tra le altre cose, la trasparenza sul rapporto di lavoro e nei nei meccanismi di funzionamento degli algoritmi” dice Chiosi. “La lotta prosegue, siamo fiduciosi, abbiamo proposto modelli virtuosi ma – ammette – questo ritardo di fatto ha bloccato i progressi”.

Scritto da: Redazione Novaradio