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“Basi Usa mobilitate, l’Italia è in guerra ed è un target, anche se non vuole dirlo”. Stamani presidio a Camp Darby – ASCOLTA

today06/03/2026

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    Daniele Iannello, PRC – Diritti in Comune Pisa – 6 marzo 2026

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PISA – Nonostante le parole ieri della premier Meloni sul fatto che “l’Italia non è in guerra e non intende entrarci”, nei fatti il conflitto in Medio Oriente scatenato dall’attacco all’Iran coinvolge direttamente anche il nostro paese:  sia per il rapporto di alleanza con gli Usa e i paesi Nato, sia per la presenza nel nostro territorio di basi americane che sono già mobilitate a sostegno della campagna militare “leone che ruggisce”.

Tra queste anche la base di Camp Darby, tra Pisa e Livorno, che rappresenta la più importante base logistica – e il fornito arsenale militare – statunitense di tutta Europa: da lì sono partite e partiranno i missili che dovranno rifornire navi e aerei nelle prossime fasi del conflitto. “Al di là delle parole, nei fatti siamo in guerra” attacca Daniele Iannello, di Rifondazione Comunista / Diritti in Comune Pisa: “Ieri il parlamento ha approvato a maggioranza una risoluzione che conferma la piena operatività di tutte le installazioni militari statunitensi presenti sul nostro territorio nel quadro degli accordi NATO e degli accordi bilaterali degli Stati Uniti. Con un gioco di parole parlano di ‘accordo logistico e non cinetico’, ma questo nei fatti vuol dire qualunque sistema d’arma che non va da Camp Darby direttamente nei nei territori di guerra ma magari fa degli step intermedi. La risoluzione di ieri mette l’Italia nella condizione di essere in guerra”.

Il che, tra l’altro, avviene secondo procedure e modelli operativi in gran parte segreti – o quasi totalmente secretati come è il caso dell’accordo Italia-Usa sul funzionamento della base. “Sappiamo pochissimo di come funziona e di cosa c’è nella base. In questi giorni c’è un innalzamento dei livelli di sicurezza e di controllo attorno alla base e questo conferma che la presenza di questa infrastruttura militare ci espone alle conseguenze dirette delle tensioni e dei conflitti internazionali. In altre parole, diventiamo un target nel momento in cui scoppia la guerra”. 

“Di fronte a questa escalation, noi però dobbiamo rispondere” dice Iannello: “Ci sono tanti modi per disertare la guerra: uno di questi è chiedere che questa base venga chiusa e riconvertita ad usi civili” ma “si diserta la guerra anche producendo mobilitazione sociale”. Un primo presidio di protesta è stato convocato per stamani, ma altre iniziative seguiranno fino al già programmato appuntamento per la manifestazione nazionale “No Kings” contro l’imperialismo e l’autoritarismo degli Usa di Donald Trump, in programma il 29 marzo prossimo, a Roma.

Scritto da: Redazione Novaradio