News

Condizioni “inumane” a Sollicciano, parla il legale del ricorso alla Consulta: “Ecco cosa potrebbe cambiare davvero” – ASCOLTA

today09/03/2026

Sfondo
share close
  • cover play_arrow

    Mimmo Passione, avvocato – 9 marzo 2026

 –

FIRENZE – Ha suscitato molto clamore la decisione, resa nota pochi giorni fa, da parte del Tribunale di Sorveglianza di Firenze di sollevare la questione di legittimità costituzionale a proposito di un caso che denuncia le condizioni disumane e degradanti di detenzione a Solliccano.

Il ricorso è promosso dagli avvocati Mimmo Passione e Nicola Muncibì, a sostegno di un detenuto condannato per omicidio e con fine pena nel 2042, che finora ha scontato la condanna in una cella di circa 9 metri quadrati nelle condizioni più volte segnalate di degrado e fatiscenza della struttura: infestazioni di topi e cimici, infiltrazioni e muffe, mancanza di acqua calda e riscaldamento, spazi angusti e sovraffollamento con fino a 6 persone per cella.

“Se vi sono condizioni di detenzione inumana e degradante – è la tesi dei legali Passione e Muncibì – quella pena legalmente inflitta cessa di esser tale, e diventa pena illegalmente eseguita e non può continuare ad essere espiata, e quindi deve essere sospesa o convertita in arresti domiciliari”. In termini giuridici, alla Consulta il giudice fiorentino rivolge il quesito se nei casi in cui si viola l’articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti Umani (CEDU), si possa applicare l’articolo 147 del Codice Penale sul rinvio della esecuzione della pena, riservato però solo a casi specifici a tutela della salute dei condannati (gravi malattie o infermità o donne con figli minori di 3 anni).

Sul ricorso si incentrano grandi aspettative, dato che in caso di accoglimento la Corte Costituzionale potrebbe aprire la strada ad altri ricorsi analoghi. L’avvocato Mimmo Passione, stamani ai microfoni di Novaradio, richiama alla reale sostanza della questione giuridica e la sua effettiva portata e chiarisce: non sarà un ‘bomba libera tutti’ per criminali, mafiosi o altri detenuti in carceri fatiscenti.

“Non si chiede alla Corte Costituzionale di introdurre il numero chiuso” scandisce Passione: “Laddove la Corte accogliesse il ricorso –  spiega – introdurrebbe una norma, aggiungerebbe questa possibilità di intervento al 147 del Codice Penale che ovviamente varrebbe per tutti, ma non vuol dire che il giorno dopo questa cosa si tradurrebbe in un bomba libera tutti”. Il ricorso con cui si è arrivati alla Consulta, sottolinea Passione, è stato solo l’ultimo passo di un procedimento partito a inizio 2024 e che ha visto esperire tutte le tappe giuridiche e le possibilità alternative: “Noi abbiamo dovuto esaurire, impiegandoci, due anni tutta la procedura del ‘reclamo giurisdizionale’ – dice ancora Passione – dimostrando che nel caso caso di specie, la situazione del nostro assistito non era recuperabile”.

Ovviamente la decisione della Corte Costituzionale avrebbe un effetto generale: “Qualunque detenuto si trovasse recluso a Crema, Civitavecchia o Siracusa dovrebbe ovviamente chiedere al proprio magistrato di adottare provvedimenti che gli consentano di migliorare la situazione, con la previsione che quei provvedimenti non siano ottenibili altrove, come non erano ottenibili a Firenze. Questo non vuol dire che il giorno dopo escono i mafiosi, gli assassini, i delinquenti. Non è così. Da domani c’è uno strumento in più, ma il ‘giro dell’oca’ bisogna farlo”.

Il “giro dell’oca” di cui parla l’avvocato è riferimento alla storia lunga e complicata di questo caso. Si parte ad inizio 2024 con la proposta all’ufficio di sorveglianza un primo ‘reclamo giurisdizionale’ in base alla famosa “sentenza Torregiani”, che permette al magistrato di ordinare dei rimedi a violazioni di regolamenti dell’ordinamento penitenziario.

Dopo 11 mesi di attesa, il magistrato stabilisce che la domanda è inammissibile. I due legali impugnano il provvedimento chiedendo al Tribunale di verificare se si può sollevare questione di legittimità costituzionale. La risposta del giudice che non è possibile sollevare la questione, visto che il magistrato originariamente investito non aveva risposto. I due legali non si danno per vinto e ricorrono in anche in Cassazione. La Suprema Corte sancisce che la questione è fondata, ma non rilevante: “Prima bisognava terminare questo ‘gioco dell’oca’ – come lo definisce l’avvocato Passione – cioè il tutto l’iter del reclamo giurisdizionale. Procedimento che oggi noi abbiamo terminato ottenendo l’accoglimento di quel reclamo originariamente dichiarato inammissibile”.

Ma la questione non finisce lì. Nell’accogliere il reclamo, il giudice indica alcune condotte precise al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaraia: disinfestazione delle celle, riparazione degli impianti per l’acqua calda e avvio della progettazione per l’impermiabilizzazione delle coperture. Dato che dal DAP non c’è nessuna risposta concreta, si è costretti a dar luogo al “servizio di ottemperanza”. E così trascorre ancora tempo: nell’accoglimento del reclamo il Collegio concede 45 giorni, nel giudizio di ottemperanza 80, senza che nulla accada. A quel punto il Tribunale ha notificato l’inizio del giudizio di a tutti i Ministeri coinvolti, ma nessuno si costituisce in giudizio. All’ultimo tuffo arriva una nota di un dirigente del DAP che spiega che per i lavori indicati dal giudice si stima un’esecuzione di 55 mesi (oltre 4 anni), previa gara d’appalto e un periodo di collaudo le cui tempistiche sono ignote. Il particolare è ripreso anche nel ricorso del Tribunale che fa emergere che quei lavori a Sollicciano di fatto sono fermi da tre anni.

“A quel punto non restava che una soluzione, a nostro avviso, e quella è stata adottata e condivisa anche dal Tribunale”, ovvero il ricorso all’articolo 147 del Codice Penale, che però non si può applicare al caso del detenuto in questione. I legali decidono di fare lo stesso richiesta, in forza anche della buona condotta del detenuto, che il Tribunale ha dimostrato di accogliere sollevando la questione di costituzionalità.

Ora la parola passa i giudici costituzionali: dalla loro decisione si capirà se sarà (per l’ennesima volta) una sentenza della Consulta ad aprire una nuova pagina per i diritti in questo paese.

Scritto da: Redazione Novaradio