News

Fine vita, c’è anche una toscana tra gli autodenunciati per l’aiuto al suicidio di Martina Oppelli: “Basta alibi, lo Stato si assuma le sue responsabilità” – ASCOLTA

today27/03/2026

Sfondo
share close
  • cover play_arrow

    Filomena Gallo, Ass. Luca Coscioni -27 marzo 2026

 –

TOSCANA – “Quella di ‘Libera’ è stata una battaglia importante per se stessa ma anche per tante persone nelle sue condizioni, ma sicuramente c’è una ipocrisia dietro il fatto che la legge è tuttora non permette alle persone di accedere liberamente a un fine vita dignitoso”. E’ quanto ribadisce stamani a Novaradio Filomena Gallo, segretaria dell’Associazione Luca Coscioni, che per due anni ha sostenuto la battaglia della 55enne toscana malata di Sla che non poteva accedere al suicidio medicalmente assistito perché la sua tetraplegia le impediva di autosomministrarsi il farmaco letale, e che solo dopo un lungo iter legale ha potuto ottenere un  dispositivo con puntatore oculare appositamente realizzato con cui ha potuto porre fine alle sue sofferenze senza aiuti che avrebbero configurato il reato di “suicidio del consenziente”.

Se Libera dopo anni di battaglia è riuscita a vincere la propria battaglia per il fine vita, così non è stato per Martina Oppelli, malata friulana cui le autorità sanitarie hanno per lunghi anni negato il riconoscimento della sua totale dipendenza da “trattamenti di sostegno vitale”, impedendole l’accesso al suicidio medicalmente assistito in base alla sentenza “Dj Fabo” del 2019. Dopo l’ennesimo diniego nel luglio dell’anno scorso Martina si era fatta accompagnare a morire in Svizzera da alcuni volontari dell’associazione Coscioni, che ieri hanno deciso di autodenunciarsi di fronte alla Procura di Trieste. Tra questi anche l’attivista della “cellula” fiorentina Felicetta Maltese, che aveva fornito supporto logistico.

Il perché dell’autodenuncia lo spiega ancora Filomena Gallo: “La procura ha archiviato il fascicolo che riguardava l’accertamento da parte della ASL di riferimento delle condizioni di salute di Martina. Ma noi dobbiamo capire se Martina aveva o non aveva i requisiti. Nel momento in cui archiviano il procedimento vuol dire che Martina aveva i requisiti e allora i responsabili di quel diniego dovranno assumersi le responsabilità”.

Scritto da: Redazione Novaradio