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Ex Gkn, al via il Festival di Letteratura Working Class. Salvetti: “Continuiamo a pretendere che quella fabbrica sia un luogo di reindustrializzazione trasparente e chiara”

today10/04/2026

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    Dario Salvetti, Collettivo di fabbrica ex GKN


FIRENZE – Si inaugura oggi pomeriggio e va avanti fino a domenica 12 aprile il quarto Festival di letteratura Working Class organizzato presso l’ex stabilimento GKN dal Collettivo di Fabbrica, la SOMS “Insorgiamo”, Arci Firenze ed Edizioni Alegre. “Senza chiedere il permesso” è il titolo dell’edizione 2026, che sarà dedicata al tema della “transizione”: la transizione ecologica di un sistema produttivo globale che non riesce a fare il salto verso la sostenibilità ambientale e sociale, ma anche l’eterna transizione del progetto di reindustrializzazione dell’ex GKN, rimasta “a metà del guado” tra piani di rilancio che marciscono e consorzi che non partono.

Tantissimi gli ospiti e molteplici i settori su cui si svolgeranno i panel tra autori, esperti e giornalisti. Tra i nomi da segnalare Erick Johansson, Kike Ferrari, Rose-Marie Lagrave, assieme ai più noti Paco Ignazio Taibo II, Wu Ming II, Nadia Terranova, Simona Baldanzi. Nel programma, come di consueto, spazio anche al teatro con lo spettacolo “La zona blu una lettura di appunti dai confini dell’Europa” di Kepler 452 l’arte proletaria dei murales di Orgosolo con Francesco del Casino (venerdì 10 aprile). La seconda giornata sarà chiusa dal corteo per la reindustrializzazione della ex GKN (sabato alle 18), seguito dal concerto del Muro del Canto.

“Già il fatto che sia la quarta edizione di un festival legato a una lotta operaia denota due cose: la caparbietà di questa lotta, ma anche quanto il tempo sia stato usato per logorare la lotta, le idee, la causa per cui noi siamo lì”, spiega a Novaradio Dario Salvetti del Collettivo di Fabbrica Ex Gkn. “Da più di 1 anno ci si aspettava che il pubblico facesse sentire il suo peso a fronte di 4 anni e mezzo di lotta, manifestazioni, cittadinanza attiva, piani di reindustrializzazione ecologica dal basso e invece siamo ancora lì, rispetto all’anno scorso, cioè rispetto alla terza edizione, l’unica cosa che possiamo dire è che da un lato noi abbiamo fatto un anno di disoccupazione che di fatto non è stato fatto nulla, che ancora dobbiamo riavere i nostri stipendi che ci spettano di diritto e che continuiamo a pretendere che quella fabbrica sia un luogo di reindustrializzazione trasparente e chiara per creare posti di lavoro sul territorio e dall’altro lato questa quarta edizione però giunge anche per rilanciare l’azionariato popolare e il concetto del “senza chiedere permesso” legato a tutto quello che sta succedendo in questo momento anche nel mondo”.

Proprio in questi giorni La Nazione di Firenze è tornata a parlare del futuro dello stabilimento: si attende infatti a breve il verdetto del tribunale fallimentare che potrebbe accettare la proposta di concordato presentata dalla proprietaria QF, con un investimento di 22 milioni finanziato da Idea Group, oppure decidere che non ci sono i presupporti e optare per la liquidazione giudiziale, ovvero il fallimento.

“Noi come collettivo non ci esprimiamo sulla questione concordato/fallimento sin dall’inizio”, commenta Salvetti. “Il tema è che sono stati fatti milioni di euro di debiti di cui in grossa parte devono tornare i lavoratori su un diritto che era sancito, cioè soldi che sono loro. Andrebbe capito se il soggetto immobiliare che oggi si è interessato all’area ex GKN, ha dietro un reindustrializzatore, perché non lo palesa, perché non lo manifesta. Ripetere, come La Nazione credo abbia ripetuto per cinque/sei articoli di fila, se la memoria non mi inganna, che si farà come a San Giovanni Valdarno con la ABB, che crea confusione perché sembra che ci sia la ABB dietro, mentre in realtà è il soggetto che oggi vuole mettere i soldi sull’area ex GKN è un soggetto che se non ho capito male, prende gli stabilimenti, li ristruttura, li rivende, a volte anche a grossi fondi immobiliari di natura internazionale. Quindi siamo sempre nella logica Melrose “to buy to improve the resell”, solo che applicata agli immobili. La cosa da capire dire è se questa operazione veramente coprirà i debiti e veramente garantirà i creditori. Sul resto noi lasciamo in mano a tutta la parte legale

Scritto da: Redazione Novaradio