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Pochi investimenti, e poca qualità di industria e occupazione: economia toscana ancora al palo – ASCOLTA

today08/06/2026

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    Vito Barone, direttore Bankitalia 08062026

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    Giuseppe Albanese, capo divisione analisi e ricerche Bankitalia Firenze 08062026

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TOSCANA – Nel 2025 la crescita dell’economia toscana si è mantenuta modesta: secondo la stima di Banca d’Italia, contenuta nel rapporto annuale sull’economia regionale presentato oggi a Firenze, il Pil è aumentato dello 0,4%, contro lo 0,5% di crescita registrato per l’Italia. “Una crescita piuttosto modesta – ha spiegato Vito Barone, direttore della sede della Banca d’Italia di Firenze – che conferma una debolezza di fondo dell’economia toscana”.

La crescita, spiega il rapporto, ha continuato a risentire della debolezza del settore manifatturiero: il fatturato a prezzi costanti delle imprese industriali è lievemente sceso rispetto al 2024, anche se il calo è risultato meno marcato nella seconda parte dell’anno. Le esportazioni hanno fortemente accelerato (+21,3% in valore) ma con una ridotta attivazione di valore aggiunto sul territorio, trainata quasi esclusivamente dai metalli preziosi oltre che dalla farmaceutica: senza questi due comparti, la variazione sarebbe negativa. Le costruzioni hanno segnato un aumento del valore della produzione del 3,7% a prezzi costanti, grazie soprattutto alle opere pubbliche legate al Pnrr, mentre l’edilizia privata è rimasta debole, sostenuta da un recupero del mercato immobiliare (+9,4% per le compravendite abitative). Il turismo ha mostrato una stagnazione nelle presenze negli esercizi ricettivi tradizionali (+0,1%), con la quota delle locazioni brevi salita a quasi un quinto dei pernottamenti totali. L’occupazione ha mostrato un andamento stazionario dopo anni di forte crescita, con il tasso di disoccupazione su livelli bassi. Il reddito disponibile lordo delle famiglie è aumentato dell’1% a prezzi costanti, in linea con la media nazionale.

Le criticità della Toscana, concordano gli analisti di Bankitalia, vanno ricondotte alle difficoltà di settori tradizionali come moda e turismo, e all’incapacità di sviluppare settori ad alta intensità di tecnologia e conoscenza, come invece hanno fatto le regioni del Nord, rispetto alle quali il divario è aumentato. A pesare anche le trasformazioni trasformazioni che ha vissuto il turismo in questi ultimi anni nell’affermazione degli affitti brevi, che ha fatto crescere molto le rendite immobiliari” ha spiegato Giuseppe Albanese, capo divisione analisi Bankitalia Firenze, per cui la soluzione dovrebbe arrivare dalla “somma di un impegno sia del mondo delle imprese anche con l’attrazione di capitale di rischio; l’investimento di capitali privati è sicuramente necessario, non si può risolvere  nelle politiche pubbliche che però certamente possono concentrarsi probabilmente di più e sostenere l’impegno della regione in questa direzione”.

Anche per il direttore di Bankitalia Firenze, Vito Barone, il ruolo degli investimenti e della politica economica: “In Toscana il risparmio c’è, e ci sono anche interventi pubblici. Forse da questo punto di vista va qualificato l’intervento, va ridotto il frazionamento che in questo momento connota questi interventi, e forse va immaginato anche un punto di atterraggio, un preciso obiettivo da conseguire”. Ovvero, meno interventi a pioggia e una strategia unitaria. Anche perché dato il contesto internazionale, il futuro appare tutt’altro che semplice: “”Il 2026 si apre con delle incertezze: aumento del tasso di inflazione e calo di fiducia delle famiglie e delle imprese. C’è ovviamente uno scenario negativo di fondo, ma che non dovrebbe impattare, diciamo, sugli investimenti che comunque già nel 2025 erano abbastanza contenuti. Manca l’inserimento della Toscana in filiere anche di esportazione che abbiano un valore aggiunto maggiore”.

 

Scritto da: Redazione Novaradio