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Palestina, Hind Rajab Foundation: “Nei Territori situazione apocalittica. Le sanzioni ai coloni? Un insulto, vanno perseguiti i criminali di guerra” – ASCOLTA

today12/06/2026

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    Rossi Romanelli su convegno Palestina 12062026

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    Dyab Abou Jahjah – Hind Rajab Foundation 12062026

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FIRENZE – La quotidiana violazione dei diritti umani e il disprezzo di ogni norma di diritto internazionale e diritto internazionale umanitari in Palestina sono al centro oggi di una iniziativa promossa del gruppo M5s dal titolo “Hind Rajab e altri crimini internazionali” che vedrà il suo culmine oggi pomeriggio (dalle 16) con un convegno nella sede della Regione in piazza del Duomo a Firenze, che vedrà la partecipazione di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, Filippo Pelagatti di Sanitari per Gaza, Micaela Frulli diell’Universtà di Firenze e Dyab Abou Jahjah, tra i fondatori della Hind Rajab Foundation, che prede il nome dalla bambina uccisa dai soldati israeliani nel 2024 a Gaza, insieme alla sua famiglia e assieme ai soccorritori, dopo essere rimasta intrappolata per ore in un’auto.

“La Toscana si è mossa anche in via istituzionale per il riconoscimento della Palestina e per sanzioni contro Israele ma si può fare di più” spiega il capogruppo pentastellato in Regione, Luca Rossi Romanelli.

Dyab Abou Jahjah, fondatore della Hind Rajab Foundation stamani ha preso parte ad un un incontro nella sede del Consiglio regionale in via Cavour. Novaradio l’ha intervistato a margine dell’incontro, sulla situazione attuale in Palestina, su quello che l’Europa e l’opinione pubblica internazionale può fare per cambiare porre fine alle violazioni dei diritti perpetrate da Israele, e su quali scenari potrebbe delineare l’accordo di pace tra usa e Iran di cui is discute in queste ore.

Quale è la situazione attualmente in Palestina?
“La situazione è catastrofica, Gaza è completamente distrutta, annientata Le abitazioni, ma anche gli ospedali, le scuole, gli impianti idrici, eccetera. La situazione a Gaza è apocalittica, ma anche in Cisgiordania, la repressione, l’espropriazione delle terre, l’aggressione dei coloni, il terrore dei coloni… la gente vive, e ha sempre vissuto, sotto un sistema di apartheid. Ma ora si potrebbe dire che vive sotto un violento sistema di apartheid repressivo. Le persone vengono letteralmente attaccate. Si tratta di violenza organizzata da bande di coloni che attaccano i palestinesi ogni giorno, cercando di spaventarli e costringerli ad abbandonare le loro terre. Figure estremiste come Ben Gvir e Bezael Smotrich che controllano di fatto la Cisgiordania. La situazione è terribile”.

La storia di Rajab ha scioccato e commosso molte persone, così come il film. Qualcosa è cambiato?
“Purtroppo ieri una bambina di 7 mesi è stata uccisa davanti alle telecamere da un soldato israeliano. E questo è successo in Cisgiordania. A Gaza si continua a uccidere ogni giorno. Credo che qualcosa sia cambiato nell’opinione pubblica internazionale, ma nulla è cambiato sul campo. Penso che l’omicidio di Hind rappresenti quel senso di impunità che il regime israeliano prova per i crimini di guerra, credono di poter fare qualsiasi cosa senza subirne le conseguenze. Come sapete, quando Hind era in macchina, era ancora viva e la notizia è diventata virale. Tutti sapevano che c’era una bambina in macchina e tutti credevano che sarebbe stata salvata. Lo credevo anche io, che non potessero permettersi di ucciderla. Invece l’hanno uccisa. Questo riflette la mentalità, ed è per questo che abbiamo scelto Hind come simbolo, è un messaggio molto chiaro al mondo. Israele dice: commetteremo un genocidio, uccideremo dei bambini, voi starete a guardare e poi invierete aiuto, noi uccideremo chi vi aiuterà e voi non potrete fare nulla. La nostra decisione non è stata: faremo qualcosa”.

In Europa si discute e deciso di applicare sanzioni ai coloni estremisti. E’ sufficiente?
“E’ qui che sta il problema. Certo, c’è una maggiore consapevolezza e sempre più persone capiscono cosa sta succedendo in Palestina. E ovviamente, le persone normali, nel momento in cui viene loro rivelata la verità, reagiscono perché sono esseri umani. Ma il livello politico è ancora complice. Non solo non reagiscono, ma continuano a sostenere Israele. Non voglio nemmeno parlare degli Stati Uniti, parliamo dell’Unione Europea: C’è ancora un accordo di associazione con Israele, ci sono ancora iniziative di finanziamento, vengono inviati soldi, trasportate armi. Alcuni singoli paesi hanno preso delle misure, ma siamo ancora lontani da una soluzione generale. Quando si parla di sanzioni contro i coloni, è davvero un insulto. E’ un insulto perché si ha un governo con un primo ministro incriminato dalla Corte Penale Internazionale e ricercato come criminale di guerra, e si dice semplicemente “oh, non lui, non solo i coloni”. Meglio non fare nulla allora. Per questo che eventi come quello che organizziamo oggi pomeriggio sono importanti: mobilitare gli attivisti sul campo, la società civile, e cercare di ottenere l’accesso al dibattito all’interno di un quadro istituzionale, perché l’ora è già scaduta. Abbiamo bisogno di azioni concrete, paragonabili a quelle che sono avvenute in Sudafrica durante l’apartheid. Serve un boicottaggio di Israele e dall’altro serve giustizia. Nei tribunali nazionali ci sono persone con doppia cittadinanza, almeno prendete di mira i vostri cittadini che partecipano a tutto questo”.

In queste ore stiamo parlando di un possibile accordo di pace tra gli Stati Uniti e l’Iran. Potrebbe essere d’aiuto anche per la situazione palestinese?
“E’ sempre un bene quando la guerra finisce, sarebbe positivo se riuscissero a raggiungere un accordo. Si sa, con la copertura della guerra, i criminali di guerra possono fare di più. Tuttavia, sono pessimista perché non credo che Israele voglia questo accordo, cercheranno in tutti i modi di sabotarlo. Un modo potrebbe essere quello di intensificare le ostilità nei Territori palestinesi e in Libano, in modo da creare tensione e rappresaglie. Credo che in 77 anni ci siano stati accordi di pace che andavano e venivano, guerre e poi pace e poi di nuovo guerre. Per 77 anni, in Palestina c’è stata un’unica realtà: pulizia etnica, oppressione, apartheid e, sporadicamente, genocidio. Perché questo non è il primo genocidio, ma è il primo genocidio di massa. Ci sono stati molti massacri, come nel 2008 e nel 2014, in cui sono state uccise 3000 persone, di cui 2000 bambini. Anche questo è un genocidio. E’ così da 77 anni. Credo che ci serva di più. Non sarà Trump a portare la soluzione per la Palestina o la giustizia per il suo popolo. Credo che serva, prima di tutto, un chiaro impegno da parte di tutti i popoli del mondo a perseguire i criminali di guerra, a dimostrare che non si può fare questo e vivere normalmente. Non si può viaggiare, che so, visitare Firenze, sedersi in un bar all’aperto. Se sei un criminale di guerra, verrai arrestato. Quindi, se questo messaggio viene diffuso, la gente inizierà a riflettere. Anche in Israele inizieranno a riflettere”.

Scritto da: Redazione Novaradio