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La Settima Ossessione - 30 settembre 2026
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Paola Sabatini, CUB Sanità – 1 ottobre 2026
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FIRENZE – Basta con risposte parziali e scarsa trasparenza: la politica a tutti i livelli, si prenda le sue responsabilità e si impegni per evitare la chiusura definitiva della RSA “Le Civette” di Firenze entro fine anno, il trasferimento forzoso degli 19 anziani pazienti e il licenziamento dei 26 lavoratori. E’ con questo spirito e queste richieste che domani in tanti si riuniranno davanti alla sede della RSA nel parco di san Salvi, per il presidio di protesta convocato dal Comitato dei parenti dei pazienti, i sindacati di settore CUB, Cigl, Cisl e Uil, domani dalle 15 (davanti alla sede di via San Salvi 12). Saranno presenti tanti cittadini residenti ma anche esponenti delle istituzioni: ci sarà sicuramente il Presidente del Quartiere 2, Michele Pierguidi, che ha preso una posizioni fortemente critica contro la chiusura, ma potrebbe esserci anche la Garante Garante dei diritti degli anziani di Firenze, Cinzia Vitale.
Nei giorni scorsi il già fosco quadro sul futuro – la ditta di gestione Proges ha già fatto partire le lettere di licenziamento collettivo – si è definito ulteriormente nella sua drammaticità: per la ASL la struttura non è a norma e va urgentemente ristrutturata; inoltre con soli 19 ospiti per il direttore della ASL Valerio Mari è “diseconomica” e va chiusa, per il governatore Eugenio Giani servono 10 milioni di euro per i lavori ma la Regione quei soldi non li ha.
Parole che suonano come una campana “a morto” per la RSA di San Salvi, ma che non convincono chi si oppone alla chiusura. Tra questi Paola Sabatini, del sindacato CUB Sanità, tra in promotori del presidio, che mette in fila tutta una serie di perplessità. A partire dall’entità e dall’urgenza dei lavori: la necessità di interventi strutturali risale al 2023, quando venne chiusa un’ala della RSA e ridotti i posti da 40 a 20, ma i lavori sono partiti il 2 settembre scorso per 300 mila euro finanziati dal Pnrr, ed è emerso che non serviranno per ripristinare l’RSA, ma per insediarvi una Centrale Operativa Territoriale (COT). Inoltre c’è scarsa trasparenza sugli atti: non c’è una delibera ASL che sancisca la chiusura, eppure è bastata una PEC per far scattare i licenziamenti. Rispetto alla presunta diseconomicità della struttura, Sabatini respinge questa logica di risparmio, ricordando i bisogni espressi dalla comunità: “In Regione ci sono 1.800 persone in lista di attesa per un posto in RSA, e ci sono fondi stanziati proprio per ridurle” che potrebbero quindi essere utilizzate per finanziare almeno in parte la ristrutturazione.
In tutto questo le istituzioni non solo non hanno aperto alcun dialogo, ma sembrano avere una gran fretta nello sgomberare la struttura. “Nonostante le promesse, nessun incontro è mai stato fissato con ASL e Regione” dice Sabatini, che denuncia anche episodi di “terrorismo psicologico” da parte degli assistenti sociali del Comune, che telefonano ai familiari spingendoli ad accettare trasferimenti immediati per l’imminente chiusura: “Ricevono telefonate in cui dicono ‘accettate un trasferimento dei vostri familiari perché tanto la struttura chiude, non opponetevi’.
Di fronte a questo, le richieste che domani arriveranno dal presidio son quelle già espresse: alla ASL mantenere i posti letto, trasferendoli nell’ala in cui sono partiti i lavori di ristrutturazione e ripristino dei 40 posti originari, garantire di continuità del servizio, alla Regione aprire davvero un confronto con tutti i soggetti, e al Comune di opporsi con ogni mezzo alla chiusura.
Scritto da: Redazione Novaradio
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