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Carcere “Don Bosco”, cosa c’è davvero dietro la rivolta di due giorni fa – ASCOLTA

today02/10/2026

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    Valentina Abu Awwad, garante dei detenuti Pisa

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PISA – Interrogazioni parlamentari, prese di posizioni politiche, polemiche. La vicenda della rivolta nel carcere pisano “Don Bosco” di due giorni fa è finita in cima alle cronache nazionali: 4 arresti, una sezioni inagibile a causa dei danni, trasferimenti di detenuti già effettuati e altri in vista. La protesta è stata scatenata dalla scoperta in alcune celle di microspie messe dall’autorità giudiziaria, ed è state persino filmata in diretta su Tik Tok, prima che una provvidenziale mediazione facesse rientrare i disordini senza che ci fossero feriti. Ma dietro alla rivolta del “Don Bosco” c’è altro: un disagio profondo, causato dalle difficilissime condizioni di vita all’interno della Casa Circondariale.

A confermarlo è la Garante dei detenuti pisani, Valentina Abu Awwad: intervenuta stamami nella rubrica “il Cielo e la Stanza” di Novaradio parla di sovraffollamento (300 reclusi su 199 posti regolamentari), fatiscenza di alcune sezioni (ad esempio quella dei semiliberi), assenza di servizi igienici separati dalla zona letto nelle celle, infestazioni di cimici e casi di scabbia. Ma anche si una situazione sanitaria fortemente critica: 200 detenuti con dipendenza da sostanze o farmaci, soggetti con gravi patologie psichiatriche che non riescono nemmeno ad avere un colloquio psicologico, assenza di percorsi di recupero. Ridotto anche l’accesso all’istruzione, con solo 4 educatori in tutto il carcere, nonostante la presenza di un’ottima scuola alberghiera e l’impegno dell’amministrazione nel proporre corsi, solo un numero esiguo di detenuti riesce effettivamente a frequentare le lezioni. Assenti o quasi delle concrete opportunità di inserimento lavorativo, se ci eccettua “ mansioni sminuenti e poco qualificanti”, e scarse offerte di lavoro sul territorio.

å”La situazione che si è venuta a creare denota un malessere che stiamo denunciando da veramente molto tempo” dice Awwad, che a proposito della rivolta aggiunge: “La risoluzione pacifica poi di tutto senza che ci siano stati problemi per l’incolumità tanto dei detenuti quanto della Polizia penitenziaria è proprio stata possibile grazie a un intervento di mediazione e di negoziazione a partire dalla direttrice”. Al “Don Bosco” però la situazione rimane molto tesa “come in molte altre carceri”, sottolinea, e nuovi episodi come quello di due notti fa non sono da escludere: “Sono situazioni che non possiamo in alcun modo prevenire”.

Scritto da: Redazione Novaradio