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“Nessuno qui è straniero”, striscione anche alla scuola della Montagnola: “Ma qualcuno l’ha fatto sparire” – ASCOLTA

today02/10/2026

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    Francesca Caso, docente scuola primaria IC “Montagnola Firenze” – 2 ottobre 2026

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FIRENZE – Si allarga la protesta silenziosa contro il DL scuola sui limiti massimi degli alunni “non italofoni”, con la comparsa davanti molte scuole fiorentine di striscioni con la scritta “Nessuno qui è straniero”: dopo scuole superiori come il “Marco Polo”, il “Sassetti-Peruzzi”, lo scientifico “Agnoletti” di Sesto e il “Chino Chini” di Borgo San Lorenzo, a Firenze nei giorni scorsi uno striscione era comparso anche in una scuola primaria, quella storica della “Montagnola” all’Isolotto: a realizzarlo sono stati gli stessi bambini, con l’aiuto delle maestre.

Striscione che, ieri notte, qualcuno ha fatto sparire. La scoperta è di stamani, come riferisce a Novaradio, in un misto di sorpresa e amarezza, Francesca Caso, una delle docenti della classe 2a che aveva coinvolto gli alunni nella realizzazione dello striscione.

“L’idea dello striscione – racconta – era nata da una delle tante attività svolte quotidianamente a scuola che trattano temi dell’inclusione  e dell’intercultura, attraverso un dialogo, un dialogo circolare in cui ogni bambino e bambina ha condiviso quello che è il proprio modo di vedere gli altri.  Sono venute fuori innanzitutto le differenze fisiche, come il colore della pelle, il taglio degli occhi, i capelli, ma sono differenze oggettive per loro, non le vedano come un motivo di divisione”. “Il concetto di straniero – aggiunge – non esiste nel loro mondo”. “Per loro straniero è chi proviene da un altro paese ma no ci vedono nulla di ‘strano’, per usare un gioco di parole – aggiunge -vedono l’altro, innanzitutto come un compagno di giochi, qualcuno con cui condividono le esperienze della scuola”.

Eppure le differenze ci sono: “La nostra classe ha oltre la metà dei bambini di origine straniera, meno male che siamo in ‘seconda’ altrimenti se si applicasse il limite del 30% noi saremmo ‘fuori’ – ragiona ancora la docente: “Alcuni di loro pur essendo nati in Italia, a casa parlano la lingua madre dei genitori, che hanno difficoltà a a esprimersi in un italiano come lo intendiamo corretto ma sta a noi aiutarli”.

E a chi accusa le scuole e i docenti che espongono gli striscioni di strumentalizzare i bambini per delle battaglie politiche, l’insegnante replica: “Affatto, noi li rendiamo partecipi e protagonisti attivi delle cose che accadono nel mondo perché noi non si insegna solo a scrivere a leggere. Loro poi saranno i futuri cittadini del mondo”.

Scritto da: Redazione Novaradio