Le “linee guida in vigore all’epoca non contenevano istruzioni chiare e adeguate sul posizionamento delle persone in posizione prona al fine di ridurre al minimo i rischi per la salute e la vita”, e “mancava la formazione degli agenti delle forze dell’ordine per garantire che possedessero il livello di competenza necessario nell’impiego di tecniche di immobilizzazione, come la posizione prona, che potrebbero mettere a rischio la vita”, spiega la Corte di Strasburgo. La Cedu ha riscontrato anche delle criticità nelle primissime fasi dell’inchiesta condotta, facendo riferimento al fatto che alcuni testimoni sono stati ascoltati per la prima volta da agenti coinvolti direttamente nei fatti, non entra però nel merito né della responsabilità dei Carabinieri né della loro assoluzione al termine del procedimento che si è avuto in Italia. La Corte ha stabilito che lo Stato dovrà versare ai familiari 140mila euro per danni morali, e 40mila per le spese legali. La sentenza diverrà definitiva tra 3 mesi se le parti non chiederanno e otterranno un riesame del caso davanti alla Grande Camera della Cedu.
Magherini – ex calciatore allora 39enne – morì nella notte tra il 2 e il 3 marzo del 2014 a seguito di un arresto cardiaco mentre, a seguito di un fermo, i Carabinieri lo avevano tenuto per 13 minuti immobilizzato a terra. Stando alle indagini quella notte Magherini era in preda ad una crisi di panico, dovuta anche all’assunzione di sostanze stupefacenti. Prima di essere fermato aveva litigato con un tassista e con dei residenti e aveva rotto la porta a vetri di un locale. A quel punto erano sopraggiunti i Carabinieri. In primo e secondo grado erano stati condannati i tre carabinieri intervenuti per bloccare l’uomo, in preda a delirio dopo aver bevuto e assunto cocaina. Dagli 8 ai 7 mesi le pene inflitte per omicidio colposo. Assolti dal tribunale invece due volontari della Croce Rossa che erano intervenuti per i soccorsi all’uomo. Un anno dopo, il 15 novembre 2018, la Cassazione cancellò le condanne, disponendo l’annullamento senza rinvio della sentenza d’appello, assolvendo i tre militari perché “il fatto non costituisce reato”.
“È una sentenza enormemente importante, dal punto di vista giuridico e politico. Il procedimento era stato qualificato dalla Cedu affinché la sentenza avrebbe dovuto condizionare lo Stato italiano a dotarsi di un legge ad hoc o a cambiare giurisprudenza per i casi successivi”, e “adesso la condanna deve obbligare lo Stato” a fare questo. Così l’avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia Magherini che ha sempre proseguito la battaglia sul caso.
“Oggi è una giornata in cui giustizia è fatta per Riccardo e per tutti noi”, “quello che noi abbiamo sempre voluto è che Riccardo ne uscisse a testa alta. E’ importante per noi ed è importante per Brando, il figlio di Riccardo. Oggi la sentenza della Corte europea parla a tutti gli effetti, e parla su tutti i fronti, per quanto riguarda il fermo e le indagini. E’ un momento storico”. Così Andrea Magherini, fratello di Riccardo, parlando, con a fianco il padre Guido, della sentenza. “Speriamo che questa sentenza sia importante per la formazione dei corpi di polizia – ha aggiunto -. Siamo sollevati, anche come cittadini italiani, perché non poteva essere un fermo normale, perché così non si fa, la vita di una persona è fondamentale e va messa in salvo. Nel caso specifico, in quel momento Riccardo andava girato, e doveva essere fatto respirare”. “Siamo soddisfatti al 100%, non dall’Italia ma dall’Europa”, “siamo felici e al tempo stesso la nostra arrabbiatura è aumentata sotto l’aspetto di come si sono comportati – dice Guido Magherini -. Noi sapevamo che loro avevano fatto cose che non erano consone alla divisa che portavano addosso. La sentenza dice certe cose per cui c’è da preoccuparsi e da mettersi le mani nei capelli”.