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La riforma 4+2 dell’istruzione tecnico professionale? “Un flop colossale” per la Flc Cgil: “Solo l’1% delle scuole l’ha scelta” – ASCOLTA

today09/02/2026

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    Emanuele Rossi, segr Flc Cgil Firenze 09022026

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    Pasquale Cuomo, segr. Flc Cgil Topscana 09022026

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    Giuseppe Bagni, ex membro CSPI e Flc Toscana 09022026

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FIRENZE – Dopo due anni di sperimentazione, dal prossimo anno scolastico anche in Toscana entra pienamente in vigore la riforma della istruzione tecnico-professionale voluta dal governo e dal Ministro dell’istruzione e del merito Valditara. Si tratta della c.d. riforma del 4+2, che prevede la riduzione da 5 a 4 anni del percorso  di istruzione tecnica-professionale, con possibilità di passaggio alle scuole tecniche biennali specialistiche. In Toscana saranno 21 gli istituti tecnici che attiveranno dei percorsi quadriennali: tra questi, l’Istituto Agrario Statale e l’IIS Russel-Newton e l’IIS Da Vinci a Firenze.

Una riforma che nelle intenzioni del governo, accorciando il percorso formativo, dovrebbe accelerare l’ingresso nel mondo del lavoro e delle professioni tecniche specializzate che le aziende richiedono. Ma che secondo il sindacato Flc Cgil si è tradotta in un sostanziale flop. I dati sulle iscrizioni ancora non ci son, ma solo l’1% delle scuole ha deciso di attivare i percorsi di 4 anni.

“Il mondo della scuola ha capito che questi percorsi non funzioneranno e sono controproducenti – attacca Emanuele Rossi, segretario Flc Cgil Firenze – soprattutto per questi ragazzi con cui si vuole lavorare in modo particolare. Il corpo profondo dei docenti capisce che non può essere questa la scuola del futuro”.

Pasquale Cuomo, segretario Flc Cgil Toscana, segnala come la necessità di comprimere i tempi abbia portato a ridurre molto le ore di italiano, storia e filosofia, adottando soluzioni di lezioni in compresenza difficilmente giustificabili dall’interdisciplinarietà: “Lo vediamo anche da come sono stati accorpati gli insegnamenti: c’è una riduzione di ore di italiano, di matematica addirittura, di storia e di inglese, e poi un accorpamento anche dei tempi. Hai questa compresenza che in teoria potrebbe essere anche interessante, ma tra un docente di italiano e uno di disegno tecnico vedo poco nesso. Siccome le ore del quinto anno le devono spalmare su tutti i quattro e i percorsi quattro gli anni non riescono a trovare il modo come farlo.

“Chi tiene alla scuola – rincara la dose Giuseppe Bagni, ex membro del consiglio Superiore della Pubblica istruzione – si rende conto che è una bufala: è un modo per mettere da una parte gli alunni in difficoltà e dare meno scuola a chi avrebbe bisogno di più scuola. “Si tratta non di un 4+2 ma di un 5-1, per cui i ragazzi escono da scuola meno preparati, più pronti per un lavoro che sparirà e non hanno assolutamente le basi per poi riuscire a investire su di sé per trovare un altro lavoro. Ho sentito dire da alcuni dirigenti finalmente un percorso con meno conoscenze e più competenze, che è una stupidaggine fenomenale…”.

 

 

Scritto da: Redazione Novaradio