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Ex GKN, stasera assemblea della Soms Insorgiamo: “Consorzio industriale fermo, rilanciamo la lotta contro il muro di gomma istituzionale” – ASCOLTA

today13/02/2026

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    Dario Salvetti, Collettivo di fabbrica ex GKN – 13 febbraio 2026

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FIRENZE – Il Consorzio industriale della Piana è al palo, le istituzioni immobili e il processo di reindustrializzazione della ex GKN fermo, così come la vicenda del concordato da cui dovevano arrivare certezze sul pagamento di stipendi e spettanze arretrate. Per questo gli operai del Collettivo, senza stipendio da oltre un anno, rilanciano la campagna di finanziamento dal basso della Società operaia diMutuo soccorso e quella di azionariato popolare a sostegno del loro progetto di fabbrica (pannelli solari e cargo e-bike) e contro le politiche di riarmo e conversione militare dell’economia.

Il punto della lotta verrà fatto oggi nell’assemblea della SOMS Insorgiamo convocata dalle 18,00 in poi al presidio permanente presso l’ex stabilimento di viale Fratelli Cervi a Campi Bisenzio.

“La notizie è una non-notizia, e cioè che c’è una conferma ufficiale, nero su bianco, del fatto che eh non c’è nessuna volontà determinata radicale a nessun livello istituzionale di intervenire sul caso ex GKN” dice Dario Salvetti, portavoce del Collettivo stamani a NOvaradio, ripercorrendo le ultime tappe: Il Consorzio ad agosto scorso promette questa road map, che dice che va assolutamente fatto il piano consortile il prima possibile, addirittura si parla di ottobre 2025. Siamo a febbraio 2026 e non solo il piano consortile non c’è, ma nemmeno la seconda road map che prometteva che il piano consortile sarebbe stato fatto il 20 febbraio. Non so se ne è stato nemmeno nominato il tecnico che lo che lo deve redigere e quindi è tutto in alto mare”

Diq ui la necessità per gli operai di allargare la campagna di azionariato popolare, con le donazioni volontarie su “produzioni dal basso” e con la piattaforma “Ener2crowd”: “Attualmente siamo tra le due campagne a 700 mila euro – ricorda Salvetti – ma il senso di questa campagna non è la mera raccolta di fondi ma l’ennesima forma di protesta di mass che abbiamo chiamato il ‘metodo flottiglia’. Non per ‘bucare’ un blocco navale, spiega Salvetti, ma per rompere un “muro di gomma istituzionale” di chi nega la deindustrializzazione dell’Europe e di chi propugna come rimedio la militarizzazione dell’economia: “Questo muro di gomma è ciò che impedisce una riindustrializzazione ecologica di massa. Quella, sì, permetterebbe di eliminare alcuni lavori inquinanti,  riconvertire industrie belliche in industrie di pace e di avere qualcosa da produrre in serie. Perché l’urgenza oggi della produzione in serie non sta né nei veicoli privati, nella plastica, in tutto ciò che è fossile: sta in ciò che necessario per fermare la catastrofe climatica”.

Scritto da: Redazione Novaradio