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Strike days, 23 vittorie in 5 giorni per i lavoratori sfruttati del distretto tessile. “E la protesta continua” – ASCOLTA

today21/04/2026

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    Francesca Ciuffi, Sudd Cobas – 21 aprile 2026

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PRATO – Ventisette aziende coinvolte dagli scioperi, 23 vittorie con la firma del pacchetto di richieste del “movimento 8×5”, e 4 aziende in cui la protesta va avanti “ad oltranza”fino a che anche lì si arriverà alla firma di un accordo su regolare applicazione del contratto nazionale, orari di lavoro e diritti basilari.

Gli accordo prevedono l’applicazione del CCNL del tessile, contratti full time a tempo indeterminato e anche condizioni migliorative rispetto al contratto nazionale: ad esempio la possibilità per i lavoratori con famiglia all’estero di tornare al proprio paese per 40 giorni continuativi ogni anno, oppure l’applicazione del terzo livello per il contratto del tessile-artigianato che prevede una retribuzione dignitosa e i primi tre giorni di malattia pagati (cosa che invece il contratto nazionale non prevederebbe).

Questo il bilancio delle quarta edizione degli “Strike days”, l’ondata di sciopero dei lavoratori sfruttati del settore tessile sostenuto dal sindacato Sudd Cobas, con scioperi nelle aziende del distretto pratese, manifestazioni di solidarietà “a staffetta” da parte dei lavoratori delle aziende che nei mesi scorsi hanno già ottenuto diritti e riconoscimento dei diritti.

La protesta, segnala il sindacato Sudd Cobas, ha visto un ulteriore salto di qualità: sia nell’organizzazione che nella solidarietà tra lavoratori, che si mobilitano per gli altri e negli scioperi stringono nuovi legami e rapporti, ma anche con l’effetto di migliorare la capacità della protesta di “risalire” le filiere produttive e individuare i legami tra aziende diverse che fanno capo ad una stessa proprietà. “

A Prato il processo produttivo è stato frammentato in tantissime mini fasi della produzione e ognuna di queste fasi viene svolta in uno di questi laboratori del lavoro nero. Molto spesso questi laboratori sono di proprietà di stessi padroni e sono tutti collegati tra loro, come se fossero dei reparti di una grande fabbrica tessile” spiega Francesca Ciuffi dei Sudd Cobas. “Noi stiamo provando a fare  applicare anche in per quanto riguarda la cosiddetta fast fashion, che è quella che maggiormente viene prodotta nei macrolotti, lo stesso principio che abbiamo della lotta dei lavoratori Alba di Montemurlo: scioperare davanti alle aziende committenti, davanti ai Pronto Moda che commissionano il lavoro alle stirerie e alle stamperie, a tutti questi laboratori dove le persone stanno scioperando per chiedere che intervengano nella nella vertenza per garantire a chi lavora lungo le loro filiere di poterlo fare con dei diritti”.

E’ quello che avviene nel caso di due dei presisi tutt’ora attivi, con una delle due fabbriche chiusa pochissimi giorni fa a seguito di un controllo dell’ispettorato del lavoro che ha trovato lavoratori al nero. “Il controllo – dice Ciuffi – invece di portare una soluzione per questi lavoratori ha avuto come conseguenza la chiusura della loro fabbrica e quindi loro in questo momento si trovano senza lavoro. Per questo motivo stiamo scioperando davanti al Pronto Moda committente, per chiedere che intervenga per ricollocare i lavoratori in un’altra fabbrica della sua filiera: non è accettabile che delle persone per anni lavorino 12 ore al giorno 7 giorni la settimana a nero e che poi il Pronto Moda che ha approfittato di queste condizioni per anni se ne lavi le mani”.

 

 

 

Scritto da: Redazione Novaradio