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La Settima Ossessione - 29 aprile 2026 Redazione Novaradio
“La settima ossessione”, la trasmissione dedicata al cinema e dintorni a cura di Daniele Marseglia.
In questa puntata:
– L’atteso sequel de “Il diavolo veste Prada” approda finalmente sul grande schermo, portando con sé il peso di un’eredità iconica e la sfida di raccontare l’editoria nell’era dei social media. Non si tratta solo di una passerella nostalgica per Meryl Streep e Anne Hathaway, ma di un’analisi tagliente su come il potere e l’ambizione si siano evoluti in un mondo che ha sostituito le riviste patinate con gli algoritmi. Tra nuovi “cerulei” e affondi satirici, il film promette di ridefinire ancora una volta il concetto di *status* nel cinema mainstream.
– Con “Nino”, Pauline Loquès firma un’opera intima e sussurrata che si discosta dai ritmi frenetici della stagione. Il film esplora la fragilità dell’infanzia e la scoperta del mondo attraverso gli occhi di un protagonista giovanissimo, muovendosi in quell’area grigia tra realismo e suggestione poetica tipica del miglior cinema d’oltralpe contemporaneo. Una pellicola che vive di silenzi, di luci naturali e di una sensibilità rara, confermando la regista come una delle voci più originali e necessarie del panorama europeo.
– Le sale italiane si accendono di nostalgia e provocazione con due ritorni d’eccezione. Da un lato la romanità iconica di “Un sacco bello”, esordio alla regia di Carlo Verdone che, a distanza di decenni, conserva intatta la sua malinconica comicità e quella galleria di personaggi indimenticabili sospesi in un’estate deserta. Dall’altro, il nichilismo disturbante di “Suicide Club” di Sion Sono, un cult del J-Horror che torna a interrogarci sul senso di alienazione collettiva e sulla violenza della società moderna. Due modi opposti, ma ugualmente potenti, di guardare all’individuo.
– Dopo lo shock culturale di “Baby Reindeer”, Richard Gadd collabora con HBO Max per “Half Man”, una serie che lo vede nuovamente autore e protagonista. Il progetto si addentra nei territori della *cringe comedy* più nera e del dramma psicologico, esplorando le contraddizioni della mascolinità contemporanea attraverso una scrittura cruda e priva di filtri.