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Il Cielo e la Stanza - Un anno di scuola nelle carceri di Firenze, tra difficoltà quotidiane e barlumi di speranza Redazione Novaradio
Mentre centinaia di migliaia di ragazzi in questi giorni di apprestano ad affrontare gli scrutini o gli esami di fine ciclo, lo stesso fanno, anche se con numeri assai minori, anche gli alunni che seguono i corsi di istruzione nelle carceri, tra cui gli studenti nelle tre carceri fiorentine – Sollicciano, il “Gozzini” e il minorile “Meucci” – dove sono attivi numerosi corsi: dai quelli alfabetizzazione a quelli “regolari” della scuola dell’obbligo, oltre a corsi superiori per geometri, professioni alberghiere e agrarie. Anche per loro, questi sono i giorni dei “test” e delle altre “verifiche” di fine anno.
A Sollicciano, dove ormai si ammassano oltre 600 detenuti (tasso di sovraffollamento 170% ), ci sono sette corsi di alfabetizzazione (dal livello pre-A1 al livello A2), sia maschii e femminili. Un corso di alfabetizzazione è attivo anche al “Gozzini”, il cosiddetto “Solliccianino”. In entrambe le strutture, inoltre ci sono corsi di scuola media, per un totale di tre corsi attivi. Anche all’IMP (minorile) Meucci, oltre ad un corso di alfabetizzazione, c’è un “monoennio” di formazione generale per gli iscitti alle superiori. A tenere i corsi sono gli educatori-docenti – la dizione ufficiale è Funzionario Giuridico-Pedagogico – del CPIA1 Firenze (Centro di Istruzione per gli Adulti Firenze 1).
“È stato un anno difficile a Solicciano – ammette Claudio Pedron, uno dei docenti “storici” del CPIA1 Firenze, parlando stamani a Novaradio – perché ci sono problemi strutturali che sono arrivati anche alla scuola. Il riscaldamento, problematiche nelle sezioni che coinvolgono gli allievi anche della scuola e producono delle scelte: venire o non venire a lezione, protestare, trovare la scuola fredda come le celle, mentre la scuola è sempre stata considerata un luogo di rifugio, in cui trovavi accoglienza, occupazione, diversità, scuola, ma anche un contesto ambientale diverso”.
In totale i detenuti di Sollicciano che in quest’anno scolastico si sono iscritti ai corsi di alfabetizzazione sono circa 120/160, per una media di 10/15 a corso : numeri ridotti rispetto al totale ” e “variabili”, perché la partecipazione ai corsi in carcere è talvolta frammentaria e discontinua, anche per una serie di problemi anche di carattere organizzativo (ad esempio gli “accompagnamenti” da altre sezioni). “In genere circa il 60% degli iscritti è effettivamente presente in classe, poi ci sono gli abbandoni, i trasferimenti e i nuoi ingressi in corso d’anno” dice. Anche per la scuola media, i percorsi non sono sempre facili: ad esempio la sezione femminiele quest’anno aveva 4 alunne ma nessuna è riuscita a completare il percorso” scolastico.
A Sollicciano la grande maggioranza sono gli iscritti ai corsi di alfabetizzazione: ben l’80% dei reclusi è straniero, contro il 30/35% della media italiana. Ma la percentuale di successo – cioè di completamento del corso – è inferiore rispetto ai numeri del Gozzini, che per dimensioni è molto inferiore (circa 100 ospiti): è la dimostrazione, spiega ancora Pedron, che in carceri più piccole e in contesti ambientali più favorevoli, anche i percorsi educativi hanno esiti migliori.
Detto questo, nel contesto carcerario la scuola per i detenuti rimane una “finestra” sull’esterno, in molti sensi: un momento di libertà, alternativo alla noia della cella, in cui trovare un dialogo “diverso” con il personale docente e con gli altri detenuti: c’è infatti una classe mista maschile-femminile, e i corsi sono aperti anche ai reclusi nelle “sezioni protette” e a quelli della sezione ATSM (trattamento salute mentale): “Noi accettiamo tutti” dice Pedron.
Ci sono poi le attività “esterne” legate alla frequenza scolastica o attivate grazie alla scuola: ad esempio i corsi di HACCP che hanno riscosso un grande successo perché permetto ai detenuti di lavorare in cucina e anche “arrotondare” di più il salario interno. E ancora, i progetti speciali con i Musei fiorentini o le visite degli studenti delle scuole superiori (quasi 2.000 quest’anno) che offrono a reclusi e ragazzi un “ponte” di conoscenza e dialogo.
Oltre ai corsi del CPIA1, ci sono i corsi delle medie superiori organizzati a Sollicciano dell’ITIS Russell- Newton (3/4/5a geometri) e Saffi (1/2a e 3/4/5a alberghiero), mentre al “Gozzini” c’è un corso all’Istituto Agrario. Sempre a Sollicciano e al Gozzini ci sono anche alcuni studenti (una dozzina circa in tutto) che attendono a corsi universitari, con l’assistenza di appositi a tutor dell’Università fiorentina: a breve uno di questi conseguirà la laurea.
“Sono piccoli numeri” dice Claudio Pedron. Vero ma dietro a ciascuno di essi c’è una persona. E, qualche volta, una storia di riscatto e di speranza. Ad esempio quella di un ragazzo straniero con una una pena piuttosto lunga, che è partito dall’alfabetizzazione e ha fatto tutto il percorso: ha fatto la A2, poi ha fatto le medie, in tre anni ha fatto le superiori e si è iscritto al all’università. “Contemporaneamente era riuscito a entrare in uno di questi lavori continui come fabbro, lavorava la mattina e al pomeriggio andava a scuola, occupava tutto il giorno dalle 8:30 30 fino alle 18:15, è riuscito a tenersi fuori da tutte le problematiche dentro il carcere: liti, zuffe e quello che succede nelle sezioni. Ha avuto la capacità di dialogare, di trovare un posto di lavoro all’esterno, si è fidanzato, si sta per sposare, il suo percorso è riuscito”. “Un altro ultimamente lo trovo ogni mattina che sta andando a fare il muratore e prendiamo la tramvia assieme. Un altro ancora l’ho sentito ieri, ha fatto il percorso con noi fino alle superiori, è uscito in semilibertà perché aveva una gravissima patologia e lì è riuscito attraverso l’associazione ‘Ciao’ a trovare un alloggio e ha continuato a andare a scuola e adesso ha una vita normale male, tranquilla”.