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Eugenio Giani su frane My Recording
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Lorenzo Sulli, Lorenzo Sulli, geologo dell’Autorità di bacino dell’Appennino settentrionale
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Nicola Casagli, docente del dipartimento di geologia dell’Università di Firenze
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FRANE – La Toscana è un territorio fragile, tuttavia “abbiamo avuto la capacità negli ultimi 5 anni di intervenire con circa 200 milioni”. È quanto ha detto oggi il governatore Eugenio Giani in merito a quanto sta facendo la Regione su frane e dissesto idrogeologico. “Ci distinguiamo a livello nazionale perché siamo gli unici ad aver innestato ormai da tempo un monitoraggio satellitare, che consente di leggere il territorio in modo tale da poter prevenire”. Un sistema, in funzione dal 2018 per l’individuazione delle frane lente, ha poi spiegato prendendo a riferimento il caso-Niscemi, “che probabilmente avrebbe permesso di leggere almeno un anno prima quelli che potevano essere i movimenti franosi che poi hanno portato a ciò che abbiamo visto in questi giorni”.
La Toscana, ha sottolineato ancora Giani, ha fatto tutto “con risorse nostre. E’ evidente che se ci fosse una legge a livello nazionale che consentisse di finanziare per le Regioni il modello satellitare di prevenzione da frane, noi faremmo un salto di qualità in Italia”. Al sistema di monitoraggio viene affiancato lo studio di suscettibilità da frana, realizzato dalla commissione scientifica in seguito all’alluvione del novembre 2023, che individua le aree maggiormente predisposte all’innesco di fenomeni franosi. Secondo l’ultimo rapporto Ispra sul dissesto idrogeologico, le aree interessate da frane coprono 16,500 km quadrati, pari a oltre il 72% del territorio. Quelle a pericolosità “elevata e molto elevata” rappresentano circa il 21% della superficie regionale, percentuale superiore alla media nazionale. Per quanto riguarda la popolazione a rischio, si tratta di 181.571 abitanti per le frane e 938.199 per le alluvioni.
“Fenomeni così grandi, così estesi”, come quello di Niscemi in Sicilia, “ritengo siano impossibili nelle condizioni geologiche della Toscana. La frana di Niscemi è un evento guidato dalle condizioni geologiche, non c’entra un granché col cambiamento climatico, non c’entra nulla con le frane che abbiamo avuto negli ultimi anni in Toscana e che hanno martoriato il territorio del Mugello, del Montalbano, della costa”. Quelle “sono frane piccole, totalmente diverse, cattive, fanno danni, ma non sono cose enormi come quella di Niscemi”. È quanto ha detto il professore Nicola Casagli, docente del dipartimento di geologia dell’Università di Firenze. In tutta la regione ci sono 90.000 frane conosciute, “non perché sia un territorio più franoso di altri, ma perché le abbiamo contate meglio, cioè le abbiamo mappate in maniera molto accurata”. In merito ad aree più a rischio come Pienza (Siena) o Volterra (Pisa) rispetto a Niscemi, ha ribadito Casagli “ci sono condizioni geologiche diverse. Possono esserci dissesti, a Volterra anche recentemente ci sono state frane e i crolli delle mura, ma niente di paragonabile. Su questo vorrei rassicurare che niente può accadere come è avvenuto a Niscemi”.
“In Toscana – ha poi aggiunto Lorenzo Sulli, geologo dell’Autorità di bacino dell’Appennino settentrionale – ci sono molte frane attive, che si muovono piano o anche veloce, e tantissime potenzialmente instabili, che si potrebbero muovere se viene fatto qualcosa di sbagliato o se piove molto. Purtroppo ogni volta che avviene un nuovo evento si formano nuove frane” o “se ne riattivano” altre. “La situazione è in evoluzione diciamo negativa per il numero di frane, positiva perché le gestiamo meglio, siamo più pronti a affrontare il problema”. Tra le zone più esposte l’area a sud di Firenze, “con Montespertoli, che è obiettivamente un punto con una densità di frane molto rilevante”, quindi “la Valdipesa e la Valdelsa”.
Scritto da: Redazione Novaradio
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