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Visti da vicino - Puntata #3 - 12 febbraio 2026
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Monia Monni, ass. sanità Regione Toscana – 13 febbraio 2026
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FIRENZE – “L’Italia riconosca lo Stato di Palestina come Stato sovrano e indipendente entro i confini che si conformino alle risoluzioni delle Nazioni unite e al diritto internazionale”: è quanto chiede al governo la Toscana, con l’approvazione a maggioranza (Pd, M5s, Avs e Iv) nell’ultima seduta di una proposta di legge da trasmettere al Parlamento. Dal testo è stato eliminato il riferimento al “Gerusalemme est come capitale” e ai “confini del 1967” (il che ha indotto il centro-destra ad astenersi anziché votare no). “Siamo la prima Regione italiana – ha rivendicato il governatore Eugenio Giani – che approva all’unanimità una proposta che va diretta in Parlamento e che avvia un iter parlamentare per il riconoscimento dello stato di Palestina”.
Ma la Regione Toscana è impegnata nel sostegno alla popolazione palestinese anche in altri modi: nel quadro di un progetto di cooperazione internazionale sanitaria, lunedì scorso da Gaza sono arrivati in Toscana due neonati e due bambini piccoli affetti da gravi patologie che saranno ospitati e curati negli ospedali della nostra regione; sono parte di un gruppo di 26 gazawi accolti in Italia con il progetto Medevac: “La situazione problematica è quella di una neonata che sarà curata al Meyer di Firenze; altri due piccoli con problemi di natura cardiologica saranno curati all’Ospedale del Cuore della Fondazione Monasterio; un ultimo verrà ospitato all’ospedale Le Scotte” spiega a Novaradio l’assessora regionale alla sanità Monia Monni.
Dall’inizio delle operazioni Medevac nell’agosto 2024 in Toscana sono stati accolti 30 pazienti; la maggior parte (21) indirizzati verso il Meyer, il resto prevalentemente verso la Monasterio, uno al Cisanello e uno alle Scotte.
Un’assistenza quanto mia necessaria, non solo per la capacità della sanità toscana di offrire cure di eccellenza, ma per il collasso vero e proprio della sanità nella Striscia: “Non ci sono ospedali – dice Monni – non ci sono medici, non ci sono farmaci, non ci sono più le tecnologie. Credo che questa sia una delle declinazioni della parola genocidio”. Anche per questo la Toscana, spiega Monni, è importante l’impegno nella cooperazione sanitaria: “Oggi a Gaza il valico di Rafah funziona con passaggi molto limitati, molto complessi, e anche se di fronte a una lista d’attesa dell’organizzazione mondiale della sanità che è di svariate migliaia di bambini, riusciamo a portarne via 20 per volta”.
Oltre all’accoglienza, la Toscana è pronta ad offrire anche il suo aiuto sul campo: “Come sanità noi abbiamo dato la nostra disponibilità a partire appena possibile, stiamo ottimizzando il nostro poliambulatorio pediatrico, abbiamo l’unica equipe pediatrica formata per poter stare fuori anche molte settimane e la l’abbiamo messa a disposizione: l’accordo di carattere istituzionale formalmente c’è – dice Monni, ma al momento “non ci sono sono condizioni di sicurezza minime per poter mandare i nostri medici e le nostre mediche a operare là….”.
Scritto da: Redazione Novaradio
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