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Quarto Piano - 27 febbraio 2026
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Caterina Arciprete, cons. com. Avs-Ecolò Firenze – 27 febbraio 2026
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FIRENZE – Sull’urbanistica “una prima inversione è già stata compiuta con alcune modifiche” nel Piano Operativo, ma “pensiamo l’inversione debba essere decisamente più più forte: chiediamo poi alla giunta e alla sindaca di dare anche un’accelerata”. Il gruppo Avs-Ecolò fa sentire la propria voce sul dibattito che anima la città e scuote la maggioranza di Palazzo Vecchio, di cui fa parte assieme a Pd e Lista Funaro, sul confronto politico in corso sul documento con cui, come anticipato dalla stampa cittadina, la sindaca Funaro vorrebbe una “sterzata” e un segno di svolta dopo le polemiche degli ultimi mesi. A spiegarlo è la consigliera comunale Caterina Arciprete, stamani ai microfoni di Novaradio, che spiega: se alcune idee della “sterzata” cui si sta lavorando vanno nella direzione giusta, alcuni punti “c’è ancora da discutere”e su altri invece, c’è “più di una perplessità”.
Dallo scoppio del caso del cosiddetto “Cubo nero” e l’apertura dell’inchiesta della procura su questo e altri casi , da mesi a Firenze l’amministrazione comunale di Firenze è nel mirino delle critiche e delle polemiche su molteplici fronti dell’urbanistica: dagli alberghi, resort e RSA in immobili storici agli studentati di lusso, dallo scontro con le “antiche famiglie” sul futuro dell’area ex OGR, alla carenza di case popolari (Erp) e a canone calmierato (Ers). Per prendere in mano la situazione e uscire dall’angolo, dopo il vertice di maggioranza di due domenica fa, è emerso che la giunta della sindaca Funaro e i partiti che la sostengono stanno mettendo a punto una serie di provvedimenti per dare una “svolta” all’impostazione urbanistica del POC. Tra le idee sul tavolo, il vincolo perenne per i nuovi alloggi ERS, una nuova destinazione urbanistica all’area dell’ex Panificio Militare dove 2 anni fa sono morti cinque operai al posto del centro Esselunga; un protocollo con il Demanio per riutilizzare le ex caserme a fini sociali; delle deroghe per i costruttori ai volumi zero, ma soltanto se realizzano housing sociale.
Tra i punti del piano che Avs-Ecolò mostra di apprezzare maggiormente c’è l’idea di rendere perenne e non più solo ventennale dal quota del 20% di housing sociale (ERS) che i costruttori sono obbligati a realizzare per le nuove urbanizzazioni: “Vogliamo che il vincolo sia che sia perpetuo perché dobbiamo sempre avere una visione orientata al futuro” dice Arciprete, spiegando che al tavolo Avs-Ecolò porta anche il tema di nuovo protagonismo del Comune: “Non soltanto di smettere di alienare immobili, ma iniziare a comprare case per poter poi fare edilizia sociale e popolare”. Un esempio? Le case popolari di via Tolentino, affidate ad una società fallita ora all’asta: “Sarebbe bello se il Comune le acquistasse, il modo per esercitare un’opzione c’è” si dice convinta Arciprete.
Sempre sull’edilizia pubblica, “c’è poi un tema legato alla sostenibilità ambientale, alla necessità che poi gli edifici siano emissioni zero e quindi energia pulita”. Il punto è che il Comune mantenga la regia: “Il tema non è abdicare al privato, il tema è che deve decidere il pubblico cosa vuole e poi ben venga una concessione”. Molto meno convinta invece Arciprete appare sull’idea di deroghe al consumo di suolo per il social housing: “E’ attualmente un oggetto di dibattito interno alla maggioranza, su questo noi tentenniamo un po’ “.
Ma perché si parla sempre di housing sociale, e quindi di coinvolgimento di privati nelle realizzazioni, è poco di ERP, cioè case popolari? “Il livello di gravità che in questo momento ha l’emergenza casa è abbastanza evidente e si sta provando ad agire in tanti modi. Sul tema dell’ERP, pochi giorni fa l’assessore Paulesu ha lanciato il piano casa, per cui il tema della ristrutturazione: noi avevamo circa 800 case popolari che erano vuote perché necessitavano di investimenti. L’obiettivo è arrivare a case vuote zero con questo investimento di 20 milioni”. Ma per Arciprete il tema del “social housing” per la fascia grigia è ineludibile. E fa l’esempio dei vincitori di concorso della Polizia Municipale: “Non riusciamo a tenere le nostre persone perché non trovano casa, in questo momento è proprio compromesso il funzionamento della città”.
Passando ai tempi dell’urbanistica, una delle questioni calde rimane il futuro dell’ex OGR, dove il progetto (da chiarire nei dettagli) prevede la realizzazione di 4,2 ettari di edifici in un’area che è in totale è grande 8 ettari. Un po’ troppi? Probabilmente sì – dice Arciprete – lo avremmo pensato diversamente” ma adesso “è uno dei pochi luoghi, forse l’unico luogo della città rimasta in cui si può agire una trasformazione e dimostrare con i fatti che stiamo andando in una direzione diversa. E va capito cosa è possibile modificare e cosa invece non è possibile modificare”. “Bisogna mettersi al tavolo e cercare con l’investitore di avere il più possibile spazio pubblico, il più spazio di edilizia sociale, eventualmente iniziare proprio lì dal vincolo perpetuo e riuscire ad ottenere i nostri obiettivi”. Altro nodo caldo la realizzazione dell‘asse viario Pistoiese-Rosselli, fortemente voluto dalla regione. criticato dal “comitato delle antiche famiglie” e che la sindaca ha difeso. “Costruire una strada accanto a una linea della tramvia sembra abbastanza un controsenso, non ci fa impazzire questa operazione ” ammette Arciprete: “Noi chiediamo che venga assoggettata a valutazione e che, nel caso si faccia, si deve fare con pizza ciclabile tutta una serie di correttivi togliendo una corsia da Via Baracca perché non deve aumentare complessivamente le reti viarie: è dimostrato che più aumenti le strade e più c’è traffico”.
L’ultima polemica in ordine di tempo riguarda invece la riurbanizzazione nell’ex caserma Lupi di Toscana, dove il Comune ha affidato per 5 milioni la realizzazione di edifici ad un privato, la Investire Sgr. Una nuova sconfitta del pubblico? “No – replica Arciprete – il piano prevede lo studentato pubblico, il social housing pubblico e poi una parte di social housing per una questione di mancanza di risorse” sufficienti del Comune. “Una parte, e non tutta, viene fatta con un fondo. Se le condizioni le mette il pubblico e poi dopo 10 /15 anni si può avere la prelazione e riprenderselo complessivamente, può essere un’operazione sensata. Se dopo 15 anni finisce nel mercato e nel frattempo in questi 15 anni ci sono stati diciamo dei prezzi esagerati, allora sarà una sconfitta”.
Scritto da: Redazione Novaradio
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