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Freepass - 17 aprile 2026
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Andrea Magherini e Anita Fallani – 20 aprile 2026
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FIRENZE – Il governo, tramite l’Avvocatura dello Stato, ha deciso di opporsi alla sentenza con cui nel gennaio scorso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia per la morte di Riccardo Magherini, deceduto nella notte del 4 aprile 2014 durante un fermo di polizia, dopo essere stato tenuto per oltre oltre 10 minuti, prono, la faccia a terra, con un ginocchio sul collo.
“La sentenza è uscita il 15 gennaio, hanno fatto ricorso il l’ultimo giorno disponibile, quindi il 14 aprile” ma “non siamo sorpresi del ricorso” dice il fratello di Riccardo, Andrea Magherini, ospite stamani degli studi di Novaradio, che aggiunge: “Si tratta di una sentenza della CEDU presa all’unanimità. Tutti i giudici, compreso il giudice italiano, han ritenuto di intervenire condannando l’Italia. E quindi io penso che lo Stato perde un’occasione perché invece di legiferare come era stato invitato dalla CEDU si pensa a fare ricorso. E quindi l’Italia rischia di fare di fare una figuraccia”.
Nella sentenza di gennaio, la CEDU ha condannato lo Stato Italiano per carenze nella formazione degli agenti sulle tecniche di immobilizzazione pericolose, per mancato rispetto del diritto alla vita e per carenze nella conduzione delle indagini, inizialmente condotte dalla stessa Arma dei Carabinieri, invitando alla revisione della legislazione in materia e a pagare un risarcimento di 140 mila euro alla famiglia e 40 euro di spese legali. “Il fermo di Riccardo in quella sera viene prolungato di tanto – ricorda Andrea – gli restano sopra 15 minuti, nonostante le urla d’aiuto di Riccardo, fino a farlo fino a farlo morire. Oltre a questo, anche le indagini vengono messe sotto sotto la lente perché gli stessi Carabinieri intervenuti fanno le le prime attività di indagini” e non un soggetto terzo. In più la CEDU dice che il caso di Riccardo è un ‘impact case’, per il quale l’Italia dovrebbe legiferare”.
Ora a decidere, in sede di ricorso, sarà un nuovo collegio giudicante della CEDU. “Noi siamo siamo in attesa – ha detto ancora Andrea Magherini – ora il verdetto definitivo dovrebbe dovrebbe uscire il mese prossimo e comunque mi sento di dire che non sarà come in Cassazione che, con un relatore cambiato all’ultimo momento, ha dato un colpo di spugna alle sentenze di primo e di secondo grado”. “L’appello, ci hanno spiegato, sono cinque giudici esterni, che decideranno se andare nella nella “Grande camera” per ridiscuterlo nuovamente con ulteriori giudici, però ci hanno anche spiegato che hanno dei paletti importanti, e non possono dare un colpo di spugna come è successo in Cassazione purtroppo nel 2016″.
Magherini, che vive ora in Francia, è in questi giorni a Firenze per partecipare all’ incontro dal titolo “Raccontate la mia storia – Riccardo Magherini e il diritto alla vita”, in programma giovedì prossimo, 23 aprile al Circolo ARCI Vie Nuove di Firenze, che vedrà tra gli ospiti, oltre ad Andrea e al padre di Riccardo, Guido Magherini, la deputata Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, altro noto caso di morte nelle “mani dello Stato”, e il portavoce di Amnesty International Italia Riccardo Noury. “Dopo dopo anni di attesa – ricorda Andrea Magherini – la Corte Europea dei diritti dell’uomo ha riconosciuto che il diritto alla vita di Riccardo è stato violato. “Ma dietro”, ricorda, questa sentenza c’è una famiglia, un percorso, un dolore che non si è mai fermato. E per questo vogliamo raccontarla insieme, vogliamo dare voce a Riccardo, alla sua storia e a ciò che questa sentenza significa davvero”, “per capire, per ricordare e perché non si tratta solo del passato, si tratta del presente e direi anche del futuro, perché non succeda più a nessuno”.
Ad organizzare l’incontro (inizio ore 18) è il Circolo Vie Nuove: “L’idea – ha spiegato a Novaradio Anita Fallani, blogger e tra le organizzatrici dell’incontro – è arrivata dalla sentenza, ma è arrivato anche in un momento storico molto particolare perché tutti abbiamo seguito le notizie degli abusi di polizia dell’ICE negli Stati Uniti, che portavano comunque a un dibattito sull’uso e l’abuso da parte delle forze dell’ordine del loro potere”. “Questo momento è pensato non solo per ricostruire quello che è accaduto quella notte”, “ma fare una riflessione su quali sono i nostri diritti, i nostri doveri, raccontare cosa sono le forze dell’ordine, come funziona anche l’educazione militare, dove inizia l’esercizio del potere e dove l’abuso del potere e quindi è una riflessione di comunità e di cura in questo senso, perché abbiamo bisogno un po’ di aprire questo dibattito senza pregiudizio, senza stereotipi, ma veramente con il senso e con il metodo che come cittadini e cittadine dobbiamo assolutamente avere”.
Il Comune di Firenze, nelle settimane scorse, ha mostrato la disponibilità di dedicare alla memoria di Riccardo un luogo nel “suo” rione di san Frediano: “Come famiglia – dice ancora Andrea – siamo molto siamo saremo molto onorati, ecco, perché quello che è successo a Riccardo non deve succedere più a nessuno e rappresenta una violazione dei diritti umani”.
Scritto da: Redazione Novaradio
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