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Appello housing sociale, Laboratorio per la città: “Fake news? I dati sono sull’accordo firmato con la BEI, si finanziarizza un tema sociale” – ASCOLTA

today05/05/2026

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    Vincenzo Esposito, Laboratorio per la città

FIRENZE – “Noi siamo abituati a lavorare sui dati, non su quanto viene dichiarato in conferenza stampa. Fa un po’ ridere, mi permetto di dirlo che la sindaca parta nella scusa di utilizzare fake news dicendo “L’abbiamo detto e ribadito in occasione della presentazione dell’accordo”. Però dire una cosa non vera in conferenza stampa non è che la faccia diventare vera”, sono le parole ai microfoni di Novaradio di Vincenzo Esposito, di Laboratorio per la città e ex ad di Casa Spa, tra i promotori dell’appello che chiede di rivedere l’accordo tra Comune di Firenze e Banca europea per gli Investimenti (Bei) sul piano di social housing sostenibile.

L’appello, che ha raccolto 110 firme, è stato criticato duramente dalla sindaca Funaro che ieri ha accusato i firmatari di diffondere fake news: “Basta con le strumentalizzazioni: quella con Bei è la prima operazione per aumentare il patrimonio pubblico. Basta raccontare fake news”. E specificando che l’accordo “ha una regia completamente pubblica: siamo noi come Comune che individuiamo le aree dove costruire, siamo sempre noi a individuare il patrimonio da mettere a disposizione e ancora noi che andiamo a chiedere disponibilità ad altri enti pubblici di darci in concessione immobili da poter utilizzare dal punto di vista abitativo per il lungo periodo. Questo servirà per andare a valutare la sostenibilità di mutui per accrescere il patrimonio pubblico e dare così risposte ai cittadini per quanto riguarda l’Edilizia residenziale sociale. In merito all’Edilizia residenziale popolare il Comune di Firenze ha già stanziato risorse per ristrutturare alloggi: saremmo, anzi, ben felici se il governo volesse stanziare ulteriori risorse per costruire nuovi alloggi popolari”.

Proprio citando i documenti, ovvero il protocollo d’intesa che è stato firmato con la BEI, Eposito spiega come di fatto si stia invece “finanziarizzando un tema sociale”. “L’ERS – spiega – per essere efficace, cioè per riuscire a dare risposta alla cosiddetta fascia grigia, deve mettere a disposizione alloggi allineati con quelli che sono i canoni dei cosiddetti patti territoriali, quelli stabiliti tramite contrattazione tra le organizzazioni sindacali degli inquilini e le organizzazioni sindacali della proprietà, che hanno trovato un punto di caduta su un un canone che appunto, diciamo così, sia sostenibile. A Firenze secondo la stima per un alloggio medio di superficie media di 60 m² i patti territoriali prevedono un canone per un alloggio di 60 m² attorno ai €500-€600”.

“Per fare questo – prosegue Esposito – la BEI supporta il comune, ed è scritto è scritto nell’accordo, per tutte le valutazioni preliminari valutando dettagliatamente le leve a disposizione del comune per assicurare la sostenibilità economica finanziaria del piano ERS: vuol dire che se l’investimento è a un certo livello e non si riesce a tenerlo in equilibrio, bisogna intervenire con uso della proprietà pubblica e del territorio. Potenziali attività commerciali integrate, risorse del piano strutturale e operativo della municipalità di Firenze. Altri potenziali fattori quali sovvenzioni operative o in conto capitale che il comune potrebbe mobilitare.  C’è scritto che la BEI fa il piano finanziario, poi valuta naturalmente anche la la bancabilità, chiamano loro, no, dei potenziali inquilini, eccetera eccetera. Quindi vorranno degli inquilini “doc”, quelli un po’ brutti sporchi e cattivi non li vogliono, va bene? Ma poi se i conti non tornano – e io ho l’impressione che i conti non torneranno – bisogna aggiungerci qualcosa. E chi lo aggiunge qualcosa? La municipalità, cioè tutti noi. Questo si chiama finanziarizzazione di un tema sociale. Questa è la finanziarizzazione, cioè si scivola verso logiche di mercato che hanno la conseguenza di dover investire ulteriori risorse pubbliche l’idea, cioè, della collettività per tenerla in in piedi, un’operazione di questo genere.”.

No solo, spiega ancora Esposito, “tra i potenziali fattori da aggiungere per dare garanzie c’è anche il fatto che un po’ di alloggi ERP li targhiamo ERS. Cioè per risolvere un problema della fascia grigia, con un piano e molto probabilmente non starà in piedi da un punto di vista finanziario senza porti esterni, si prende un po’ di alloggi ERP, di edilizia residenziale pubblica, che tra l’altro è il patrimonio indisponibile – in particolare credo che verranno messi in gioco i 14 alloggi in Via dei Pepi – e gli alloggi ERS diventano un asset: quindi si prende una risorsa che è pubblica al 100%, addirittura è patrimonio indisponibile, per far tornare i conti all’ERS che è diventato un’operazione finanziaria attraverso la BEI”.

Scritto da: Redazione Novaradio