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Mirko, ucciso perché gay. Arcigay: “Una strage figlia dell’odio diffuso dai messaggi violenti di Vannacci, Adinolfi e simili” – ASCOLTA

today25/06/2026

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    Daniele Bonaiuti 25 giugno 2026

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VIAREGGIO / FIRENZE – “Siamo tutti sotto shock, quello che è successo a Mirko poteva succedere a chiunque di noi”. Così Daniele Bonaiuti, presidente di Arci Gay Firenze Altresponde commenta la notizia della strage di Pieve di Camaiore (LU), dove Piero Moriconi, 63 anni, ieri ha ucciso a colpi di fucile il figlio Mirko, 24 anni, e la moglie Kathy Andreoni  (51). Un duplice omicidio che, in base a quanto emerge, sembra maturato dalla incapacità dell’uomo di accettare che il ragazzo era gay, sostenutoi n questo invece della madre. Il giovane, che era attivo anche come compositore e musicista rap, aveva in più occasioni affidato ai social dei commenti sulla difficile situazione in famiglia: “Preferiscono che sia abbia un cancro, o che sia morto, piuttosto che gay”. Il padre, ai Carabinieri giunti per arrestarlo dopo che un parente aveva dato l’allarme, ha detto: “Mi sono liberato di loro”.

“Non è un caso singolo, ma un problema di contesto, spiega  Bonaiuti, e di un clima di odio e violenza che viene alimentato dai messaggi espliciti di alcuni personaggi politici, riprese e rilanciate da tanti sui social. “Una società che non ci vuole, che non vuole che usciamo, che dichiariamo noi stessi, che ci nega l’esistenza, che abbiamo dei diritti. Oppure sminuisce le nostre denunce, l’odio che denunciamo – perché Mirko aveva denunciato l’odio nei suoi confronti.  Se poi abbiamo intorno delle dichiarazioni come quelle di Vannacci, come quelle di Adinolfi, i vari Pillon, ma anche Meloni o Salvini, ci troviamo di fronte a persone che sminuiscono la portata della violenza che le loro dichiarazioni hanno: il gesto del padre di Mirko è la conseguenza esatta di queste parole”.

“Il patriarcato e l’omolesbobitransfobia uccidono, così come odio e disvalori alimentati costantemente, anche dalla politica, creano l’humus culturale dove la violenza trova sponda” ricorda l’associazione in una nota. “A maggior ragione crediamo che siano necessari oggi, come ieri e purtroppo domani, spazi sicuri di ascolto e supporto per chi vive la discriminazione in modo quotidiano, come il Centro Antidiscriminazioni Altresponde di Firenze e come gli altri centri regionali. “Denunciamo odio, ci appelliamo alle norme esistenti per tutelare vite, eppure questo odio viene ancora negato, minimizzato, deriso: una modalità altrettanto violenta. C’è un filo rosso che lega i commenti sotto ai post social dei nostrə attivistə e quello che è accaduto ieri. Noi ci siamo, c’eravamo, e continueremo ad esserci”.

Scritto da: Redazione Novaradio