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Femminicidio di Lorena Isceri, Pauncz (Centro uomini maltrattanti): “Contrasto alla violenza? La verità è che non è una priorità politica” – ASCOLTA

today08/09/2026

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    Alessandra Pauncz, fondatrice del Centro Ascolto per Uomini Maltrattanti di Firenze


FIRENZE – “Credo che occorra la volontà sociale e politica di fare di questo tema una priorità. Nonostante le ondate di sollevazione popolare ogni volta che c’è un femminicidio che ci colpisce particolarmente, la verità è che se si guarda alle risorse che sono state allocate per contrastare questo fenomeno vediamo che non è una priorità”, sono le parole di Alessandra Pauncz del Centro Ascolto Uomini Maltrattanti di Firenze, ospite ai microfoni di Novaradio. Dopo il femminicidio di Lorena Isceri, la 45enne gettata ancora viva dal cavalcavia dell’A1 dall’ex Federico Vella giovedì scorso, l’attenzione publica è di nuovo tornata sul tema della lotta alla violenza di genere, secondo Pauncz però i fatti sono diversi dalle parole: “Non viene finanziata la possibilità di creare le strutture e il contesto collettivo in cui rispondere a le situazioni di violenza: la violenza non può essere affrontata da singoli soggetti, singole istituzioni, deve essere la messa in rete di soggetti diversi perché è un problema complesso”.

Secondo la fondatrice del CAM è inoltre “importantissimo inserire adeguata all’età via via crescente dei bambini e dei ragazzi una educazione all’affettività che parta il prima possibile, che sia sistematica, che sia fatta da professionisti: una cosa che rafforza rafforza i bambini, rafforza la loro capacità di riflessione critica, rafforza la loro percezione di se stessi e degli altri”, come si sta cervando di fare con la raccolta firme per un Referendum che ripristini l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole italiane. A chiederla sarebbero gli stessi uomini autori di violenza: “Ho lavorato per 15 anni con con uomini autori di violenza e spesso loro alla fine dei percorsi hanno detto “Io avrei voluto imparare prima queste cose che di cui abbiamo parlato rispetto alla capacità di riconoscere le emozioni, l’empatia eccetera, dovrebbe essere fatto nelle scuole”. Quindi è sicuramente un elemento importantissimo.”. “Molto spesso – spiega ancora Pauncz – le idee, le mentalità che troviamo sono in assoluta continuità con quello che leggiamo su molti social o da parte di molti che negano che il femminicidio sia un problema, che vogliono eliminare questo reato, che in realtà il tema non esiste, che non è vero che una donna ogni tre giorni viene uccisa in Italia, che i dati sono falsati, che questa è tutta controinformazione. Cioè questo tipo di mentalità fa veramente molto danno e sta creando anche il substrato in cui si mantiene poi la violenza contro le donne.”

Chi sono le persone che ha in carico il CAM? “Gli uomini che abbiamo in carico vanno da ragazzi giovani a uomini adulti a persone in pensione, quindi diciamo è una categoria trasversale di uomini normali. Da quando è passata la legge del codice rosso, cioè che uomini che hanno una sentenza sospesa devono obbligatoriamente fare questi percorsi, ovviamente sono aumentati i numeri degli uomini che arrivano e anche il livello di consapevolezza, perché spesso gli uomini che arrivano proprio partono da un livello zero o sotto zero di rendersi conto del di di quello che hanno fatto. Quindi diciamo i percorsi accompagnano da una prima fase di valutazione individuale a dei percorsi in gruppo che durano un anno a riconoscere prima di tutto la che cos’è la violenza, riconoscere gli effetti sulle altre persone, ma anche imparare a riconoscere proprio il proprio alfabeto emotivo, cognitivo eccetera.”

Importante – sottolinea Pauncz – sarebbe anche cercare di intervenire il più precocemente possibile, istituendo osservatori e spazi sul territorio che possano intercettare il disagio, facendo “formazione medici di medicina generale, ai servizi sociali, a tutti quei soggetti che lavorano, ma anche polizia, anche polizia municipale, tutti le persone che possono intercettare in qualche modo il disagio prima che si sia compiuta la violenza, ma oltre a alle sentinelle sul territorio abbiamo bisogno di modalità di visibilità maggiore per le richieste d’aiuto maschile”. “Gli uomini fanno fatica a chiedere aiuto questo stereotipo anche di mascolinità che non deve chiedere è qualcosa di cui dobbiamo tener conto e a cui dobbiamo parlare con un linguaggio che può essere ascoltato in termini di supporto, di aiuto, dobbiamo creare spazi di ascolto di questo genere, linee di ascolto sul disagio maschile, cioè dobbiamo creare degli spazi e delle dei luoghi di accoglienza dove questo disagio possa essere accolto prima e che possa essere accompagnato a un cambiamento”.

Scritto da: Redazione Novaradio


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