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Sputnik - 7 settembre 2026
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Alessandra Pauncz, fondatrice del Centro Ascolto per Uomini Maltrattanti di Firenze
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FIRENZE – “Credo che occorra la volontà sociale e politica di fare di questo tema una priorità. Nonostante le ondate di sollevazione popolare ogni volta che c’è un femminicidio che ci colpisce particolarmente, la verità è che se si guarda alle risorse che sono state allocate per contrastare questo fenomeno vediamo che non è una priorità”, sono le parole di Alessandra Pauncz del Centro Ascolto Uomini Maltrattanti di Firenze, ospite ai microfoni di Novaradio. Dopo il femminicidio di Lorena Isceri, la 45enne gettata ancora viva dal cavalcavia dell’A1 dall’ex Federico Vella giovedì scorso, l’attenzione publica è di nuovo tornata sul tema della lotta alla violenza di genere, secondo Pauncz però i fatti sono diversi dalle parole: “Non viene finanziata la possibilità di creare le strutture e il contesto collettivo in cui rispondere a le situazioni di violenza: la violenza non può essere affrontata da singoli soggetti, singole istituzioni, deve essere la messa in rete di soggetti diversi perché è un problema complesso”.
Chi sono le persone che ha in carico il CAM? “Gli uomini che abbiamo in carico vanno da ragazzi giovani a uomini adulti a persone in pensione, quindi diciamo è una categoria trasversale di uomini normali. Da quando è passata la legge del codice rosso, cioè che uomini che hanno una sentenza sospesa devono obbligatoriamente fare questi percorsi, ovviamente sono aumentati i numeri degli uomini che arrivano e anche il livello di consapevolezza, perché spesso gli uomini che arrivano proprio partono da un livello zero o sotto zero di rendersi conto del di di quello che hanno fatto. Quindi diciamo i percorsi accompagnano da una prima fase di valutazione individuale a dei percorsi in gruppo che durano un anno a riconoscere prima di tutto la che cos’è la violenza, riconoscere gli effetti sulle altre persone, ma anche imparare a riconoscere proprio il proprio alfabeto emotivo, cognitivo eccetera.”
Importante – sottolinea Pauncz – sarebbe anche cercare di intervenire il più precocemente possibile, istituendo osservatori e spazi sul territorio che possano intercettare il disagio, facendo “formazione medici di medicina generale, ai servizi sociali, a tutti quei soggetti che lavorano, ma anche polizia, anche polizia municipale, tutti le persone che possono intercettare in qualche modo il disagio prima che si sia compiuta la violenza, ma oltre a alle sentinelle sul territorio abbiamo bisogno di modalità di visibilità maggiore per le richieste d’aiuto maschile”. “Gli uomini fanno fatica a chiedere aiuto questo stereotipo anche di mascolinità che non deve chiedere è qualcosa di cui dobbiamo tener conto e a cui dobbiamo parlare con un linguaggio che può essere ascoltato in termini di supporto, di aiuto, dobbiamo creare spazi di ascolto di questo genere, linee di ascolto sul disagio maschile, cioè dobbiamo creare degli spazi e delle dei luoghi di accoglienza dove questo disagio possa essere accolto prima e che possa essere accompagnato a un cambiamento”.
Scritto da: Redazione Novaradio
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