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Aria in gola - 21 settembre 2026
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Alessandro Verona 21092026
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Lorenzo Falchi, consigliere regionale Avs 21092026
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Rossella Romano, Anelli Mancanti 22 settembre 2026
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FIRENZE – Oltre un centinaio di partecipanti e cartelli con l’articolo 32 della Costituzione si sono riuniti ieri davanti alla prefettura di Firenze per il presidio in solidarietà con i medici perquisiti nell’ambito dell’inchiesta della procura di Ravenna sul rilascio di certificati di “inidoneità” alla vita nei Cpr. Iniziativa promossa da varie realtà, da Rete No Cpr agli Anelli Mancanti, da Asgi a Medicina Democratica fino a Oxfam e Cgil Firenze, sotto lo slogan ‘la cura non è reato’.
“Abbiamo ritenuto doveroso solidarizzare con i medici che sono stati coinvolti da perquisizioni la settimana scorsa – afferma Alessandro Verona, medico aderente alla Rete No Cpr – in particolare all’unico realmente indagato, Nicola Cocco, che ha una accusa di associazione a delinquere, collegata al normale esercizio della professione medica, che risponde solo all’articolo 32 per quello che riguarda la legge e al codice deontologico per quello che riguarda la professione”.
“Credo sia una misura più che altro intimidatoria – aggiunge Rossella Romano, anche lei medico della Rete No Cpr, dell’associazione Anelli Mancanti – a livello di indagini è difficile contestare un atto medico, fatto in scienza e coscienza, che valuta uno stato di salute di una persona in un momento specifico”. “Il problema dei certificati perr l’idoneità – spiega Romano a Novaradio è semplicemente venuta fuori nel momento in cui ci sono stati dei professionisti che si sono interrogati poi su e hanno approfondito su cosa fosse il il CPR e hanno valutato che fare una visita sommaria per dare un certificato non fosse sufficiente e però facendo questa visita nella loro nel nel centro coscienza sempre in rispetto del del codice deontologico”. A questo s aggiunge il fatto che i CPR non sono carceri, non c’è un diritto alla salute garantito alla sanità pubblica e che i principali studi scientifici mostrano che sono luoghi “patogeni”.
Dal presidio è stata lanciata la rete “No CPR no lager”: WGli obiettivi – spiega – sono fare informazione e consapevolezza su questo, anche perché ricordiamoci che anche ad Aulla stanno è stata approvata la la costruzione di un CPR e con varie realtà locali e non che si stanno opponendo”.
Al presidio erano presenti alcuni consiglieri regionali, Serena Spinelli (Pd), Luca Rossi Romanelli (M5s) e Lorenzo Falchi (Avs). “Sappiamo che i Cpr sono luoghi disumani, dove si fa un uso massiccio di psicofarmaci”, dice quest’ultimo, e “fare pressione sui medici affinché dichiarino l’idoneità di una persona a finire in un luogo del genere, credo sia una roba da paese non civile”.
Scritto da: Redazione Novaradio
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