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Alla luce del sole - Episodio #5
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Claudio Pedron, insegnante CPIA1 Firenze – 25 seettembre 2026
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FIRENZE – Qual è la situazione dentro il carcere di Sollicciano dopo il sequestro delle 7 sezioni decise dalla magistratura, il trasferimento di oltre 200 detenuti? Quali le condizioni che l’hanno determinato e cosa fare ora? Questi i temi dell‘incontro dal titolo “Sollicciano ci riguarda – Il carcere e la città che non è indifferente”, organizzato in Piazza dell’Isolotto oggi pomeriggio (ore 17). Un appuntamento importante anche per fare il punto su una situazione che da più parti – non ultime le Camere Penali – viene segnalata come di crescente sovraffollamento, degrado e tensione.
Tra gli ospiti figurano esponenti di Antigone Toscana, del gruppo Carcere e le Piagge, dell’associazione Pantagruel, de l’Altrodiritto, l’ex magistrata di sorveglianza Elisabetta Pioli, il garante dei detenuti Giancarlo Parissi ma anche chi in carcere opera tutti i giorni come le mediatrici culturali e gli insegnanti del CPIA 1 Firenze che gestisce la scuola di Sollicciano e che in questi giorni sta svolgendo i colloqui preliminari per la formazione delle classi di italiano per stranieri e i percorsi di istruzione della scuola secondaria di primo e secondo grado.
“Noi siamo in una situazione particolare – racconta stamani a Novaradio Claudio Pedron, uno degli insegnanti del CPIA1 Firenze a Sollicciano – perché a noi arrivano le persone che si vogliono iscrivere a scuola: ci trasmettono un certo disagio”. Il sequestro delle sezioni, ricorda, nasce proprio dalla situazione delle sezioni: infiltrazioni, cimici. “Sono stati fatti dei lavori in alcune sezioni e sistemati i bagni, spero che lentamente ci sia un travaso in queste nuove sezioni – racconta – ma rimane il problema del tetto, che riguarda anche la scuola”. Un problema nuovo deriva dalla nuove norme del governo che permettono il trasferimento nelle carceri per adulti dei detenuti dei minorili che hanno compiuto 18 anni. “C’è – segnala Pedron – una forte presenza che arriva dall’esterno o dal minorile, i ragazzi tra i 18 e 22 anni, li stiamo vedendo adesso nei colloqui che stiamo facendo e questo si inserisce ulteriormente nelle problematiche nei percorsi dell’accoglienza di questi ragazzi che hanno bisogno di un’attenzione maggiore: si vede anche nel loro atteggiamento che c’è un certo disagio determinato dal fatto di essere in un carcere per adulti”. ‘
Le classi devono ancora esser e composte, ma l’interesse è forte: circa 90 domande tra i detenuti maschi, e circa 50 tra le femmine (su un totale di 100 circa). Alla fine di questa fase si capirà quante classi si potranno comporre. L’offerta didattica spazia dall’alfabetizzazione dei detenuti stranieri che non conoscono l’italiano alla scuola media, con un “monoennio”gestito dal CPIA1, fino alle scuole superiori, con gli indirizzi alberghiero dell’istituto “Saffi” e geometri del “Russell Newton”. Non mancano però difficoltà organizzative. Non sarà ad esempio possibile attivare classi miste, cosa che anni fa avevano fatto di Sollicciano un esempio positivo. Per le sezioni femminili, il percorso delle superiori dispone di finanziamenti per un solo corso. Si valuta di attivare una classe di scuola media, ma vi è un “salto” di 15-20 donne che possiedono già la terza media o hanno iniziato le superiori. Per le sezioni maschili, invece, le classi sono limitate a 20 persone massimo, e al momento le richieste superano i posti disponibili, rendendo necessaria una graduatoria.
Al di là delle richieste, i numeri della scuola a Sollicciano rimangano bassi: in media non più del 20% del totale dei detenuti. Per migliorare e ampliare l’offerta scolastica, e formativa, ragiona Pedron, sono necessari diversi interventi: maggiori finanziamenti e spazi adeguati da parte dei Ministeri dell’Istruzione e della Giustizia per accogliere l’eccedenza di domande, ma mancano statistiche regionali e nazionali sull’impatto della scuola nella riduzione della recidiva per stimolare e finanziare i percorsi culturali. Serve poi affiancare alla scuola corsi di formazione professionale e laboratori che offrano prospettive concrete all’esterno; manca l’ingresso di imprenditori disposti a investire in “lavoro vero” dentro il carcere. Altrettanto importanti i progetti di natura culturale che portino “fuori” i detenuti, come le visite e i progetti realizzati con la rete dei musei fiorentini “Welcome to Florence” e le visite nel carcere da parte degli studenti delle scuole medie superiori, per far conoscere sempre di più alle generazioni dei più giovani che il carcere è parte della città.

Scritto da: Redazione Novaradio
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