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Aria in gola - 12 gennaio 2026
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Pasquale Cuomo, segr. Flc Cgil – 13 gennaio 2026
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TOSCANA – I timori della vigilia si sono rivelati fondati: ieri il Consiglio dei Ministri ha deliberato il commissariamento della Regione Toscana – assieme a Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna – per non aver approvato i rispettivi piani di dimensionamento per il prossimo anno scolastico, che rientrano tra le riforme previste dal Pnrr. La misura, che riguarda la riorganizzazione amministrativa e non comporta la chiusura di plessi scolastici, in Toscana coinvolge 16 istituti, che passeranno così dagli attuali 466 a 450.
Tra gli accorpamenti previsti ci sono, a Firenze, quello del liceo classico fiorentino “Michelangelo” al “rivali storici” del Galileo, ma anche l’unione dell’IC di Capraia e Limite a quello di Vinci. Altri accorpamenti sono previsti a Siena, a San Gimignano, Larciano-Lamporecchio, Lucca e Valle del Serchio. A Grosseto l’istituto comprensivo di Castiglion della Pescaia sarà accorpato ad altri tre IC di Grosseto, dando vita ad una mega-istituto unico.
Sul piede di guerra il mondo della scuola, con in prima linea la Flc Cgil Toscana, che aveva lanciato l’allarme accorpamento già nell’autunno scorso, e che aveva sollecitato la Regione ad opporsi. Nelle scorse settimane la Toscana aveva presentato un ricorso al TAR che però è stato respinto. Ora Toccherà al commissario designato, il neo-provveditore dell’Ufficio Scolastico Regionale, Luigi Tagliaferri, di portare a compimento gli accorpamenti.
“Potrebbe essere questione di pochi giorni, entro fine mese perché poi scade il termine delle pre-iscrizioni al prossimo anno – spiega Pasquale Cuomo, segretario regionale Flc Cgil stamani a Novaradio – ma comunque no basterà perché si abbia un unico codice per ogni istituto, con probabile confusione”. “La vera questione – sottolinea però Cuomo – è che il governo sta correndo per risanare a livello nazionale 5 miliardi 300 milioni che si aggiungono ai 980 milioni tagliati alle leggi di bilancio 2026 alla scuola. E si aggiungono già al taglio dell’organico di 7000 posti per rientrare nei parametri economici dell’Unione Europea”.
E in Toscana? “Per il 2026 già ci sono state 375 cattedre di meno. E il turnover dei personale è stato solo del 30%. Più o meno i numeri saranno questi. Il taglio si sentirà un po’ meno sui docenti, ma solo perché si farà ricorso al precariato”. “Questa è la linea: non soltanto vuol dire risparmiare sulle reggenze dei dirigenti scolastici e sui posti dei direttori di servizi generali amministrativi, ma arrendersi all’idea dell’inverno demografico e che la scuola non è più un organo costituzionale, che non c’è più il diritto all’istruzione diffuso, ma il diritto all’istruzione deve essere concentrato magari soltanto nei grandi centri”.
Rimane invece in piedi il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, che si fonda sull’errato calcolo degli studenti su cui si basano gli accorpamenti: per la Toscana il governo non avrebbe considerato oltre 8.300 studenti che in realtà sono iscritti in Toscana. Ricorso a parte, la Cgil è pronta a continuare la battaglia: “Noi non ci arrendiamo. In questo momento la cosa più importante è stare a fianco alle lavoratrici e ai lavoratori, dopodiché dovremmo anche continuare a premere contro le azioni che farà il commissario e mettere in campo tutte le contraddizioni di questa operazione, perché qui è in gioco il diritto all’istruzione e l’idea di scuola statale ci di scuola per tutti. Perché un altro tassello di questa manovra è che i poveri devono andare agli istituti poi, dopo le medie, agli istituti tecnici e professionali, e invece i figli dei ricchi devono andare al liceo che deve essere anche quello un po’ aziendalizzato. Noi non ci arrendiamo, perché la Costituzione è deve vivere ogni giorno dentro le scuole”.
Scritto da: Redazione Novaradio
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