News

Referendum giustizia, Benedetta Tobagi a Novaradio: “La riforma mina l’indipendenza dei giudici e non risolve alcun problema. Però triplicherà i costi” – ASCOLTA

today20/01/2026 1

Sfondo
share close
  • cover play_arrow

    Benedetta Tobagi, Comitato per il NO al referendum sulla riforma della giustizia – 20 gennaio 2026

 –

FIRENZE – “Dietro la cortina fumogena della separazione delle carriere, questa modifica costituzionale va a scardinare il Consiglio Superiore della Magistratura, che è stato messo dai padri e dalle madri costituenti come l’organismo di autogoverno che tutela l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Qui è in ballo l’equilibrio, fondamentale per una democrazia in salute, tra i poteri, potere giudiziario, potere esecutivo, potere legislativo”. Così Benedetta Tobagi –  scrittrice, storica, giornalista e conduttrice radio, già consigliere del cda RAI – stamani ai microfoni di Novaradio, evidenziale principali criticità della riforma costituzionale sulla cd. “separazione delle carriere dei magistrati” che sarà sottoposta al voto del referendum confermativo fissato per il 22 e 23 marzo prossimi.

Tobagi ha dato pubblica adesione al comitato per il NO della società civile presieduto da Giovanni Bachelet, che in pochi giorni ha raccolto 500 mila firme per chiedere che la riforma sia rigettata. Perché la riforma, spiega Tobagi, innanzitutto “va a spaccare in tre il CSM unico, ne crea uno per i pubblici ministeri e non per i giudici e toglie al CSM uno dei suoi poteri fondamentali, che è il potere disciplinare. In concreto, i due CSM che nascono saranno molto sbilanciati perché entreranno dentro dei magistrati scelti per un sorteggio puro, quindi a caso. Nemmeno per l’assemblea di condominio si sorteggiano a caso le persone che devono essere rappresentanti e devono prendere decisioni per il funzionamento della nostra vita. Perché dovrebbe essere così per la vita e le carriere dei magistrati? Però lo squilibrio nasce dal fatto che invece la componente politica dentro il CSM verrà scelta con un sorteggio che di fatto è pilotato perché si pescheranno, si sorteggeranno dei nomi attraverso delle liste predeterminate che potranno essere anche molto ristrette. Ci sarà come dire una falange compatta e scelta contro dei magistrati pescati a caso”.

Altra criticità, prosegue Tobagi, è che si toglie il potere disciplinare e lo si dà a una “Alta Corte”. “La modifica costituzionale non specifica come all’interno di questa alta corte verranno formati i collegi disciplinari, cioè i gruppi di persone che andranno poi a valutare i singoli casi dei magistrati. C’è un un dettaglio inquietante: si dice che in questi collegi saranno rappresentati i magistrati,  però non dice in che misura e in che proporzione. Si potrebbe dare il caso che la maggioranza parlamentare fa una legge, per dire come deve funzionare l’alta corte disciplinare in cui i collegi potrebbero essere composti a maggioranza di membri di nomina politica. Ma vi immaginate cosa vuol dire se un magistrato che magari ha fatto un’indagine scomoda per corruzione o per altre che vanno a vanno a toccare gli interessi del potere, si trova a essere sottoposto a un procedimento disciplinare da parte di un collegio a maggioranza politica? Ecco, questo per capire in che senso si vanno a creare dei rischi perché si altera l’equilibrio tra i poteri”.

La campagna per il NO, partita in sordina, negli ultimi giorni sta aumentando i propri consensi. Tobagi mostra ottimismo sulla possibilità di un ribaltamento dei sondaggi che danno in  vantaggio il “sì” alla riforma: “Gli ultimi sondaggi che hanno fatto mostrano che la forbice tra ‘sì’ e ‘no’ si è ridotta, il ‘sì’ risulta ancora in vantaggio, ma non è cresciuto. E poi c’è un’altissima percentuale di persone indecise. In questo momento abbiamo avuto vari segnali di nervosismo; il governo che ha affrettato la fissazione della data del voto”. E poi “questa retorica molto aggressiva: voci del governo dicono delle cose che non c’entrano con la riforma e cercano in qualche modo di alimentare un malanimo nei confronti della giustizia. Che la magistratura è politicizzata, vuole fare politica anche se non è eletta. Ma di cosa stiamo parlando? La magistratura esercita un controllo di legalità. Quindi è chiaro che è scomodo perché pone un limite all’azione di chi governa”.

C’è il rischio che il referendum venga visto da gran parte delle persone come qualcosa di lontano dalla vita reale, tecnico, per addetti ai lavori. Come far capire che la materia interessa tutti? “L’Italia è un paese che ne ha viste di tutti i colori, è stato attraversato dalla tempesta di Tangentopoli, un paese in cui abbiamo avuto delle vicende drammatiche di criminalità politica, di criminalità organizzata” ricorda Tobagi, che aggiunge: “Le inchieste di corruzione, che difendono noi cittadini dal fatto che rubino e utilizzino male i soldi che paghiamo con le nostre tasse: a questo serve l’indipendenza della magistratura. Credete che quelle indagini coraggiose sulle stragi mafiose le può fare una una magistratura soggetta a un’intimidazione del potere politico, che magari coltiva dei rapporti inappropriati? Ma veniamo anche a casi più semplici: i lavoratori che si trovano a fare causa per i loro diritti a delle grandi multinazionali, i consumatori che vedono violati i propri diritti di fronte ai grandi potentati economici. L’indipendenza della magistratura serve perché chi ha tanti soldi, ovviamente, anche degli strumenti per condizionare e influenzare la politica: è per questo che noi dobbiamo tenere le barriere più alte possibile rispetto alle interferenze della politica”.

“Se ci fate caso il potere giudiziario, in particolare dove le destre sono al potere – aggiunge – è sotto attacco in tutto il mondo. Trump in qualche modo è in aperto conflitto con dei giudici che stanno protestando perché non li lasciano indagare su una cittadina americana uccisa per strada in maniera brutale. Benjamin Netanyahu addirittura aveva chiesto una grazia preventiva per non affrontare i processi che dovrebbe affrontare in Israele. Abbiamo dei paesi europei, l’Ungheria, in cui c’è stata una stretta sull’indipendenza del potere giudiziario, ma anche in Polonia, per esempio. Ma gli esempio, dice ancora, possono essere anche molto più concreti: “La maggior parte delle persone che ha avuto a che fare con un tribunale, magari per delle piccole cause civili o per una separazione, una cosa patisce: i tempi infiniti. Il ministro della Giustizia ha detto a chiare lettere questa modifica costituzionale non cambia niente su questo. Ma una cosa negativa la fa: se triplichi gli organismi, con due CSM e un Alta Corte disciplinare, si triplicano i costi”.

Scritto da: Redazione Novaradio