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Sputnik - Hum of maybe - 27 gennaio 2026
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Matteo Mazzoni, direttore Istituto Storico della Resistenza in Toscana
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FIRENZE – “In questa giornata ha senso ricordare le vittime, se si ricordano anche i carnefici. Ha senso ricordare i campi di sterminio, se si ricorda i processi politici istituzionali che portarono alla loro istituzione che coinvolsero regimi, uomini, strutture per motivi ideologici, per motivi economici, per interessi personali o identitari. Fare memoria oggi significa tornare alla storia e diciamo aiutare le giovani generazioni, non solo loro, a riscoprire questa storia in tutta la sua complessità”. Sono le parole di Matteo Mazzoni, direttore dell’Istituto Storico Toscano della Resistenza, ospite sulle nostre frequenze in occasione del Giorno della memoria, la giornata in cui si ricorda l’Olocausto.
Parlando del nostro presente Mazzoni spiega: “Indubbiamente viviamo una fase storica sconvolgente. Il mondo che era nato dalla Seconda guerra mondiale, e quindi anche, diciamo, dal superamento delle logiche del sistema concentrazionario, pare completamente finito o rovesciato. Questo ci porta, diciamo, dover fare due operazioni apparentemente contraddittorie, ma necessarie. Da un lato bisogna davvero tornare alla storia per ricostruire la complessità dei processi di allora e veder tutte le pagine, al di là di retoriche o missioni, con cui talvolta anche le politiche della memoria si sono cullate in questo ventennio”. E aggiunge: “Non riusciamo a capire che cosa è stato la Shoah e il sistema dei campi di concentramento, se ci limitiamo a concepirlo soltanto come una sorta di invenzione di un genio diabolico chiamato Hitler sconnessa dalla realtà. Quello fu un processo storico che ha coinvolto centinaia di migliaia di persone, li ha convinti che ha avuto efficacia sulla base di processi politici graduali di di motivazioni di interessi economici, personali, individuali, collettivi.
“Questa consapevolezza rinnovata – aggiunge – che deve servire anche a fare i conti con il passato di questo paese e quindi, appunto, a parlare dei giusti, dei salvatori, ma anche di coloro che denunciarono, di coloro che fecero le spie dei carnefici perché gli italiani sono stati l’uno e l’altro e i facili schematismi non restituiscono la complessità della storia. Ritornare alla complessità di questa processo serve anche a abituarci a affrontare la complessità del presente. Non ci dà soluzioni perché non possiamo dal passato cercare soluzioni per il presente, perché i processi sono non sono mai identici, ma ci ricorda un aspetto essenziale che nulla è definito: nulla è compiuto fino all’attimo prima che si realizzi. Oggi dobbiamo guardare al futuro con la consapevolezza, e questa da parte mia è la speranza, che nulla è scritto e che difende dalle scelte di ciascuno di noi. Così fu allora e così oggi.”
Scritto da: Redazione Novaradio
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