Cultura

“Canto per Francesca”, al Teatro Goldoni lo spettacolo su Francesca Morvillo – ASCOLTA

today06/02/2026

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    Elena Arvigo, attrice e regista

FIRENZE – Donna, magistrata, vittima della strage mafiosa di Capaci, dove perse la vita assieme al marito Giovanni Falcone. Si intitola “Canto per Francesca”, lo spettacolo omaggio a Francesca Morvillo nuova produzione del Teatro delle Donne in programma venerdì 6 e sabato 7 febbraio al Teatro Goldoni di Firenze (ore 20,30).

Scritto da Cetta Brancato su progetto e con il patrocinio della Sezione Distrettuale di Palermo dell’Associazione Nazionale Magistrati, il testo è interpretato da Francesca Monte ed Elena Arvigo, che insieme a Monica Santoro cura anche la regia. Attraverso la sensibilità di una nota scrittrice palermitana, il testo ripercorre la vita e i sentimenti, le speranze e i timori delle vittime involontarie, ma certamente consapevoli, di quella strage.

A Francesca è stata attribuita la medaglia al valor civile perché “pur consapevole dei gravissimi pericoli a cui era esposto il coniuge, gli rimaneva costantemente accanto, sopportando gli stessi disagi e privazioni, sempre incoraggiandolo ed esortandolo nella dura lotta intrapresa contro la mafia”.

“Le innumerevoli e annuali celebrazioni antimafia in memoria delle stragi avevano sempre trascurato la figura di Francesca – spiega Cetta Brancato – confinandola ad un ruolo ancillare, vittima involontaria, seppure consapevole. Anche la stampa, al momento della morte, non aveva dato alcun risalto alla sua figura di magistrato e del ruolo che aveva svolto, come donna di legge, oltre che come moglie, nel condividere il percorso professionale di Giovanni Falcone. In questo monologo Francesca torna semplicemente a narrare la sua stessa vita. E lo fa senza retorica ripercorrendo il filo dei suoi anni. Si racconta bambina, studente studiosa, giovane magistrato al Tribunale dei minori, infine donna, giudice in Corte d’Appello, moglie di Giovanni Falcone fino al momento in cui perde la vita a Capaci. Riappare la Palermo degli anni Novanta. Lacerata dalle guerre di mafia, prostata, ferita dalla perdita di tanti uomini dello Stato, governata da poteri occulti pericolosissimi e, tuttavia, luminosa nella grandezza che le appartiene. Francesca nasce e muore nella sua isola e per la sua isola, ma torna nella finzione poetica a narrare, con chiara anima femminile, il suo essere a quanti l’hanno dimenticata anche nella morte, lasciandola sola nel cimitero di Sant’Orsola e non traslando la salma insieme a quella di Falcone, nel pantheon di Palermo. Francesca Morvillo nel suo Canto parla d’amore, non solo d’amore”.

Scritto da: Redazione Novaradio