Cultura

“Rothko a Firenze”, si inaugura la grande mostra che celebra il legame tra l’artista e la città – ASCOLTA

today12/03/2026

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    Arturo Galansino, direttore Fondazione Palazzo Strozzi

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    Elena Geuna, curatrice

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    Christopher Rothko, curatore

FIRENZE – Una grande mostra con oltre 70 opere che celebra il legame di Mark Rothko, tra i massimi rappresentanti dell’espressionismo americano, con la città di Firenze. Si intitola “Rothko a Firenze” la mostra organizzata dal 14 marzo al 23 agosto 2026 dalla Fondazione Palazzo Strozzi, curata dal figlio dell’artista Christopher Rothko ed Elena Geuna.

La rassegna rappresenta un progetto concepito appositamente per Firenze, con la maggior parte delle opere visibili a Palazzo Strozzi e un piccolo nucleo esposto in altri due luoghi della città particolarmente cari all’artista che la visitò per la prima volta nel 1950, durante un viaggio in Italia insieme alla moglie Mell. L’artista rimase particolarmente affascinato dalla pittura di Beato Angelico al Museo di San Marco e dall’architettura del Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana che oggi rappresentano le altre due tappe dall’esposizione. Al Museo di San Marco collocate cinque opere di Rothko poste in dialogo diretto con cinque affreschi in altrettante celle dipinte dall’Angelico, mentre il Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana propone due opere in relazione con lo spazio progettato da Michelangelo.

Il percorso espositivo a Palazzo Strozzi si snoda cronologicamente permettendo di ripercorrere l’intera carriera di Rothko: dagli anni Trenta e Quaranta, caratterizzati da opere figurative e in dialogo con i linguaggi dell’Espressionismo e del Surrealismo, fino agli anni Cinquanta e Sessanta, che si distinguono per le celebri tele astratte create attraverso ampie campiture cromatiche capaci di coinvolgere profondamente lo spettatore attraverso un vocabolario intriso di spiritualità e poesia. In mostra oltre 70 opere, molte delle quali mai esposte prima in Italia, provenienti da prestigiose collezioni private e dai più importanti musei internazionali, tra cui il Museum of Modern Art (MoMA) e il Metropolitan Museum of Art di New York, la Tate di Londra, il Centre national d’art et de culture Georges-Pompidou di Parigi e la National Gallery of Art di Washington DC.

Le sezioni del percorso espositivo attraversano i diversi momenti della ricerca dell’artista, documentando anche la sua relazione con la tradizione artistica italiana. In un primo nucleo di opere degli esordi emerge l’interesse di Rothko per una dimensione simbolica e psicologica della figura e per l’impianto compositivo rinascimentale come in Interior (1936) in cui è evidente il richiamo alla tomba di Giuliano de’ Medici di Michelangelo nella Sagrestia Nuova di San Lorenzo. A queste si affiancano i lavori neo-surrealisti degli anni Quaranta che introducono una sensibilità più fluida e metamorfica, preludio alla dissoluzione della forma in quelli che verranno detti Multiforms, campi di colore sospesi sulla tela che segnano il passaggio verso una totale astrazione. Nelle successive grandi tele astratte come No.3 / No. 13 (1949) del MoMA di New York o Untitled (1952-1953) del Guggenheim Museum di Bilbao, la luce e il colore invitano alla meditazione. Negli anni seguenti la tavolozza si fa più raccolta, dai verdi e blu fino ai toni bruni e rossi degli anni Sessanta. La relazione con l’architettura riemerge negli studi per i Seagram e gli Harvard Murals, con portali cromatici e soglie chiuse ispirate anche al Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana. Il percorso si conclude con la serie pittorica Black and Gray (1969-1970) e le ultime opere su carta in cui attraverso tinte terra di Siena, rosa e celeste, la pittura raggiunge una sintesi di introspezione e rigore.

Scritto da: Redazione Novaradio