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Paolo Malacarne, medico anestesista – 26 marzo 2026
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TOSCANA – “Credo che in situazioni particolari come quelle di ‘Libera’ vietare l’eutanasia sia una una cosa assolutamente ingiustificabile e ragionevole. E mascherare tutto con questo ausilio, con questa apparecchiatura, sia un’ipocrisia, punto e basta”. A parlare è Paolo Malacarne, medico anestesista, già primario all’ospedale di Cisanello, che negli ultimi due anni ha seguito e assistito la vicenda di “Libera”, nome di fantasia della 55enne toscana resa tetraplegica dalla Sla, che ha potuto portare a termine la procedura di suicidio medicalmente assistito grazie ad un macchinario azionato da un puntatore oculare, appositamente realizzato per lei dal CNR e autorizzato dal Tribunale di Firenze.
Raccontando gli ultimi giorni di Libera, Malacarne spiega che ‘Libera’ li ha vissuti ” con la serenità per avere ottenuto quello per cui si era ostinatamente impegnata per se stessa, ma anche per tutte le altre persone nelle sue condizioni che grazie a questo apparecchiatura, se ci sono le condizioni, potranno morire senza soffrire”. Una vittoria, quelal di Libera, che quindi segna un ulteriore passo avanti verso il riconoscimento dell’eutanasia? Da medico he ha seguito assistito libera ieri durante la procedura fatta con questo macchinario – risponde Malacarne – dico: ‘E se il macchinario si fosse inceppato io cosa avrei dovuto fare?’. Io penso che avrei dovuto intervenire direttamente e proseguire io la l’iniezione del farmaco”. Quindi la nuova opportunità che la battaglia di Libera ha aperto, non rimuove il nodo centrale, ossia dell’autodeterminazione sulle cure e sul fine vita da parte di un malato cosciente e sofferente ma impossibilitato a autosomministrarsi il farmaco letale. E anzi evidenzia un paradosso, una “ipocrisia”, che “maschera” l’incapacità politica e legislativa.
E da punto di vista del medici che i malati li assistono, la nuova tecnologia del Cnr non aggiunge né toglie nulla: “Credo che la la la riflessione sia molto semplice: non bisogna mai abbandonare le persone malate”, “credo che debba essere lasciata la libera coscienza dei singoli medici la la possibilità di aiutarli. Vorrei una legge che abbia una cornice molto forte di tutela delle persone fragili e vulnerabili per non essere indotte a morire, ma all’interno di questa cornice che venga lasciata la relazione tra medico e persona malata” e la libertà di scelta della “modalità con cui la persona malata deciderà di morire”.
“Le persone in e che si trovano in una condizione come quelle di ‘Libera’, la prima cosa di cui hanno bisogno è avere la sicurezza di una via d’uscita. E quando la legge o la burocrazia frappongono ostacoli, ci si mette contro la sofferenza delle persone. E questo è inammissibile”.
Scritto da: Redazione Novaradio
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