Musica

Disco della settimana: Son Little – Cityfolk

today21/03/2026 6

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Son Little
“Cityfolk”

Etichetta: ANTI-
Distribuzione e promozione: Spin-go!
Uscita:  20 marzo 2026

La curiosità per le proprie origini guida il cantautore e polistrumentista Son Little nel suo nuovo progetto discografico “Cityfolk”, un lavoro che nasce da un viaggio fisico e interiore attraverso il Sud degli Stati Uniti. L’artista, nato sulla West Coast e cresciuto nel Nord-Est, consolida qui il proprio percorso musicale, dando voce a chi affronta le difficoltà legate all’identità e alla ricerca del proprio posto nel mondo.

Con una carriera che supera i 250 milioni di streaming e collaborazioni con artisti come The Roots, RJD2, Black Pumas, Kelis e Mumford & Sons, Son Little apre un nuovo capitolo dopo i precedenti lavori aloha e Like Neptune. Se il primo esplorava le fragilità personali e il secondo il suo percorso terapeutico, “Cityfolk” rappresenta una sintesi matura di queste esperienze, ampliando lo sguardo verso radici familiari e riflessioni collettive.

Determinante per la nascita del disco è stato il soggiorno a Muscle Shoals, Alabama, dove l’artista ha registrato nel gennaio 2025 insieme al produttore e musicista Ben Tanner, vincitore di due Grammy e membro degli Alabama Shakes. In questo contesto ricco di storia musicale, Son Little sviluppa le prime bozze di brani nate da intuizioni legate alle proprie origini, in particolare al lato materno della famiglia, da lui definito come un “mistero in divenire”.

Il trasferimento nel Sud non è stato pianificato, ma innescato da eventi imprevisti: un allagamento ripetuto nel seminterrato della sua abitazione ad Atlanta, causato dalla rottura di alcune tubature, lo spinge a seguire l’istinto e a spostarsi. Questo evento, quasi simbolico, si intreccia con un periodo segnato da ulteriori difficoltà, tra cui incendi a Los Angeles durante una sessione di registrazione. In questo contesto, Muscle Shoals diventa per l’artista un rifugio creativo e spirituale.

Immerso nella tradizione del luogo — che ha ospitato in passato figure iconiche come Mavis Staples e Otis Redding — Son Little costruisce un disco che fonde memoria personale e patrimonio musicale collettivo. Le registrazioni prendono forma a partire da demo vocali minimali, evolvendosi attraverso l’uso di drum machine, strumenti dal vivo e jam session che coinvolgono batteria, basso e fiati. Il risultato è un sound stratificato che mantiene una forte impronta organica.

Dal punto di vista musicale, “Cityfolk” attraversa generi e influenze, mescolando folk, soul, blues, rock, hip-hop e R&B. Brani come “Rabbit” evocano atmosfere gospel attraverso l’uso del banjo e una tensione ritmica marcata, mentre “Whip the Wind” si distingue per le sue poliritmie afro-latine e richiami al soul dei primi anni ’70. In “Paper Children”, invece, emerge con forza una dimensione sociale e politica, con un messaggio rivolto agli emarginati e a chi eredita condizioni di difficoltà.

Pur essendo spesso associato alla categoria “roots”, Son Little continua a sfuggire a qualsiasi definizione rigida. La sua musica si colloca consapevolmente in uno spazio ibrido tra generi, mettendo in discussione le logiche dell’industria musicale che tendono a etichettare, in particolare gli artisti neri, secondo schemi limitanti. In questo senso, “Cityfolk” rappresenta anche una presa di posizione artistica.

Il disco si distingue inoltre per l’approccio profondamente artigianale alla produzione: Son Little è coinvolto in ogni fase del processo creativo, dalla scrittura agli arrangiamenti vocali, fino alla produzione. In un’epoca segnata dall’ascesa dell’intelligenza artificiale, l’artista ribadisce il valore dell’espressione umana autentica, contrapponendosi a una crescente standardizzazione del suono.

Durante le sessioni di registrazione, il confronto costante con Ben Tanner e i musicisti coinvolti ha contribuito a plasmare ulteriormente il contenuto del disco. Le conversazioni su temi sociali e personali si riflettono nei testi, rafforzando la dimensione introspettiva del progetto. Allo stesso tempo, la collaborazione ha portato a un arricchimento reciproco, influenzando anche l’approccio musicale dello stesso Tanner.

“Cityfolk” si inserisce così come un’opera centrale nel percorso di Son Little: un album che unisce radici e innovazione, dimensione personale e collettiva, e che riafferma il valore di una musica capace di durare nel tempo. Come una deviazione inaspettata ma necessaria, il disco riporta l’artista a sé stesso, rinnovando il senso e l’urgenza della sua espressione creativa.

 

Scritto da: Redazione Novaradio