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Sumud Flotilla, Lucio Leoni tra i fermati da Israele: “Dalla privazione del sonno alle botte: violenze diffuse durante tutta la detenzione” – ASCOLTA

today07/05/2026

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    Lucio Leoni, attivista della Sumd Flottilla

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    Dario Salvetti, attivista della Flottilla


FIRENZE – “Le violenze sono state diffuse nell’arco di tutta la detenzione: qualsiasi tipo di approccio è stato violento, qualsiasi tipo di passaggio dalla barca alla nave, dal gommone alla nave, dalla nave fino a questa sorta di centro detentivo è stato uno spintone, un calcio, un trascinamento, non c’è mai stato, insomma, nessun tipo di trattamento con i guanti. Però dal momento in cui ci siamo cominciati a far sentire con l’obiettivo di vedere Saif (Abukeshek) e Thiago (Avila), che erano stati messi in isolamento, sono cominciati, approcci ancora più violenti e quelli di noi che hanno cercato di resistere con non violenza a questa sorta di trasbordo verso la la guardia costiera greca sono stati aggrediti e malmenati nelle solite formazioni che conosciamo, quella del cinque contro uno che è un’abitudine di tutti i fascismi e di tutti i violenti del mondo. Evidentemente avevamo ragione a chiedere dove fossero i nostri compagni, tant’è che poi due di loro sono stati portati a Rastenburg e ancora stanno là”. È il racconto stamattina ai microfoni di Novaradio del musicista Lucio Leoni tra i 175 attiviste e attivisti che nella notte tra il 29 e il 30 aprile sono stati fermati dalla marina Israeliana in acque internazionali a sud dell’isola di Creta, mentre stavano navigando insieme alla nuova Sumud Flotilla verso la striscia di Gaza per portare aiuti umanitari. Leoni era partito a bordo della barca Nagual, il 26 aprile dal porto di Augusta in Sicilia ed è da qualche giorno rientrato in Italia.

Dopo l’abbordaggio e la perquisizione in acque internazionali, racconta Leoni, è iniziata la detenzione in mare a bordo di una grande nave “una nave cargo, direi, una nave che di solito trasporta mezzi militari per l’occasione adibita a carcere galleggiante, lì abbiamo passato le successive 36-40 ore nell’incertezza e nel nel dubbio totale perché insomma, ovviamente eravamo in qualche modo preparati a un tipo di situazione di detenzione, però un conto è finire in un carcere, immaginare che forse dopo qualche porta c’è c’è un avvocato, c’è un console, un conto è finire su un carcere galleggiante dove in qualche modo sfugge qualsiasi tipo di giurisdizione senza sapere dove sta andando ‘sta barca e senza sapere quando avremmo avuto l’opportunità effettivamente di comunicare con qualcuno”. Sulla nave gli attivisti hanno passati circa 36 ore in una sorta di “campo da calcio perimetrato con dei container, dove c’è una passerella sulla quale camminano 24 su 24 questi energumeni, questi miserabili che puntano il mitra a chiunque” in una situazione “di caldo estremo durante il giorno, mentre la notte si muore di freddo. Senza contare che poi, insomma, per per far sì che che non si trovi riposo, quel piazzale lì, la notte viene bagnato continuamente dall’IDF e questi container vengono continuamente sbattuti  per evitare che chi riesce possa prendere sonno”.

Gli attivisti sono stati consegnati alla guardia costiera greca sull’isola di Creta, dove sono continuate le ore di incertezza con un'”ostilità ben chiara”, da parte delle autorità locali, come spiega Leoni: “Molti di noi, almeno una una trentina malmenati, sono stati trattenuti 5-6 ore, se non di più sotto il sole, prima di essere portati al primo punto medico per essere controllati. C’era chi era in condizioni veramente gravi e forse avrebbe avuto bisogno di controlli immediati”. Inoltre, aggiunge “c’è stato un tentativo di rallentare, diciamo, più possibile il nostro arrivo all’aeroporto e tant’è che a un certo punto, insomma, siamo stati caricati su questi pullman e continuavano a fermarsi, continuavano a fare delle tappe randomiche per evitare di  farci arrivare in tempi brevi all’aeroporto, tant’è che a un certo punto siamo scesi, abbiamo improvvisato una sorta di marcia di 5 km per cercare in autonomia di raggiungere l’aeroporto, dove sapevamo ci aspettavano le autorità le ambasciate con le autorità consolari”.

Non tutte le imbarcazioni salpate della Sicilia ad aprile sono state fermate da Israele e attualmente quelle rimaste in mare stanno per partire verso la Turchia “dove ci sarà un momento di confronto tra tutte le parti, tra tutte le delegazioni e si deciderà quali sono le prossime mosse anche, appunto, nell’ottica di quello che sta succedendo a Thiago e Saif”, tuttora detenuti in Israele, insieme a “tutti i detenuti palestinesi che sono più di 9000”.

A confermare che la Flotilla ripartirà domani verso la Turchia ai nostri microfoni è Dario Salvetti, del Collettivo Ex Gkn, anche lui salpato ad aprile, ma non intercettato dall’IDF.

Scritto da: Redazione Novaradio