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Il caso Sollicciano alla Consulta: “Una pena scontata in condizioni disumane è legittima?” – ASCOLTA

today23/09/2026

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    Nicola Muncibì, avvocato – 23 settembre 2026

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ROMA – Arrivato ieri alla Corte Costituzionale il caso del carcere di Sollicciano. Si è tenuta ieri l’attesa udienza per il caso di legittimità costituzionale sollevato dal Tribunale di sorveglianza di Firenze dopo il ricorso presentato dagli avvocati di un detenuto che denunciavano condizioni di “degrado strutturale” dell’istituto e una “inadempienza” dell’amministrazione penitenziaria rispetto alle richieste di intervento avanzate nei mesi scorsi.

“Le pene non possono consistere in un trattamento contrario al senso di umanità – ha detto in Aula Nicola Muncibì, uno degli avvocati del detenuto condannato per omicidio a 22 anni, con fine pena nel 2042 -. Non si tratta di una raccomandazione, ma di un limite immediato al potere punitivo dello Stato. Il rispetto tutela dignità umana non ammette dilazione”.

Al centro della questione la possibilità di rinviare l’esecuzione della pena (quando la detenzione avviene “in condizioni contrarie al senso di umanità”. Il Tribunale chiede alla Consulta di valutare se il rinvio (previsto dall’art 145 cpp) possa essere applicato anche quando il detenuto è costretto a scontare la pena in condizioni ritenute inumane o degradanti.

A novembre scorso il Tribunale di sorveglianza aveva respinto la richiesta degli arresti domiciliari avanzata dal detenuto, ma aveva imposto al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria di intervenire per risolvere una serie di criticità nella struttura.

Contrario invece l’Avvocatura dello Stato secondo cui a Sollicciano il “quadro è mutato”. “Con il provvedimento di sequestro preventivo – ha detto l’avvocato dello Stato Salvatore Faraci – adempiuto nell’interezza da parte dell’amministrazione – ha detto – tutti i bracci sono sgomberati e al momento inutilizzati. Quindi l’operatività di Sollicciano al momento non vi è più nelle celle detentive che avevano dato luogo alle criticità rilevate dal giudice a quo”. E ha poi sottolineato: “La questione di legittimità è stata determinata dalle condizioni detentive incompatibili con la dignità della persona e degradanti”.

Scritto da: Redazione Novaradio