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DL scuola, l’assessora regionale Nardini: “Mera propaganda. Speriamo sia applicato con buon senso” – ASCOLTA

today28/09/2026

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    Alessandra Nardini, ass. regionale istruzione – 28 settembre 2026

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TOSCANA – Approvato la scorsa settimana dal governo, il “decreto legge scuola” – quello che introduce limiti massimi alla presenza di alunni di origine straniere e il divieto di burqua e niqab in classe – attende ora la firma del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, per entrare in vigore. Rispetto agli annunci iniziali, il testo ha visto importanti modifiche. Su tutte, il fatto che il limite del 30% si applica solo agli alunni non nati in Italia, solo al primo anno dei tre cicli di istruzione, e solo a coloro che non abbiano frequentato con profitto almeno 2 anni di scuola di infanzia (per l’ingresso alle primarie) e tre anni di scuola dell’obbligo (per le secondarie inferiori e superiori); rimane l’obbligo di corsi di italiano per i genitori di bambini con problemi linguistici, ma la sanzione della decadenza della potestà genitoriale è sostituita con una multa.

Nonostante questo durissimo rimane il giudizio critico della Regione Toscana: “Un decreto sbagliato e di mera propaganda, con cui Meloni cerca di recuperare voti a Vannacci” attacca l’assessora regionale all’istruzione Alessandra Nardini, che snocciola una serie di profili di criticità del DL: la misura è discriminatoria, poiché rischia di far sentire i bambini non italofoni come “ospiti indesiderati” o “di serie B”, trattati alla stregua di pacchi da spostare tra classi o scuole. La sua applicazione sarà molto ristretta: considerate le deroghe possibili (per scuole di comuni piccoli, montani etc), secondo l’USR il provvedimento potrebbe riguardare solo il territorio pratese.

Inoltre, sottolinea Nardini, i fondi previsti per i corsi di italiano agli stranieri sono “spiccioli” del tutto insufficienti, mentre servirebbero “investimenti strutturali” per docenti di L2, mediatori interculturali e per la riduzione del numero di alunni per classe. Anzi, il DL distrae dai problemi reali della scuola: le classi pollaio, il precariato dei docenti, l’edilizia scolastica carente e i tagli governativi che hanno imposto l’accorpamento di 20 istituti scolastici nella sola Toscana.

Detto questo, il margine di azione della Regione, è limitato: “La Regione non ha competenza in materia – ammette Nardini – l’auspicio è che gli uffici scolastici le utilizzino applicando il buon senso, la Toscana continuerà a contrastare questo modello promuovendo la propria idea di scuola inclusiva e plurale”.

Scritto da: Redazione Novaradio