Cultura

All’Archivio di stato oggi il convegno sui 60 anni dall’Alluvione. Ranaldi “Non dobbiamo essere impreparati” – ASCOLTA

today09/10/2026

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    Antonella Ranaldi, soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio

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    Alessandro Sidoti, responsabile del laboratorio di restauro della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze – 09102026

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FIRENZE  – “La lezione che dobbiamo imparare è che non dobbiamo essere impreparati”. A dirlo Antonella Ranaldi, soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Firenze, intervenendo oggi al convegno ‘1966-2026. A sessant’anni dall’alluvione. Tutela e gestione del rischio del patrimonio culturale’ all’Archivio di Stato nel capoluogo toscano. “Abbiamo ben presente quelle immagini, quei titoli di giornale”, oggi “siamo qui per ricordare, non per celebrare, ma per riflettere su quanto questi rischi possono essere possano essere prevenuti”.

La soprintendente ha poi ammesso che “”ogni volta che piove guardo con apprensione il livello dell’Arno che sale. So che ci sono sistemi di protezione che riguardano proprio il bacino dell’intero fiume”, che però resta “fonte di apprensione. Dobbiamo trasformare questo timore in una preparazione alle possibili situazioni di emergenza e soprattutto pensare alla prevenzione”, oltre a “riflettere sulla fragilità del patrimonio al moltiplicarsi di eventi estremi per effetto della crisi climatica”.

Nel suo intervento Ranaldi ha sottolineato il “rapporto talvolta difficile” tra Firenze e l’Arno, “segnato da una vulnerabilità antica, ma è il fiume che ha dato vita e forma alla città”. Con l’alluvione del 1966 “la ferita più profonda fu inferta al patrimonio culturale. Libri archivi, dipinti, sculture e interi complessi monumentali sommersi dall’acqua e dal fango. I resoconti dei danni sembrano ancora oggi bollettini di guerra”, le parole della soprintendente. “Firenze soffrì inizialmente la mancanza di un sistema organizzato di intervento, ma giunse presto la solidarietà anche internazionale”, perché “si comprese che la perdita non riguardava soltanto Firenze, ma il mondo intero. Con Firenze era stato colpito un patrimonio universale”. “Le opere d’arte – ha ribadito – sono un patrimonio collettivo, grazie alle comunità che ne riconoscono il valore. Prendersene cura è il nostro lavoro per il presente e il futuro”.

Nel corso del convegno sono stati ricordati alcuni numeri sui danni al patrimonio culturale. Per quanto riguarda l’Archivio di Stato, dalla ricognizione del materiale alluvionato compiuta tra il 1970 e il 1987, alla vigilia del trasferimento dagli Uffizi nella sua attuale sede, risultarono circa 70.000 pezzi alluvionati, inclusi gli oltre 11.000 andati distrutti o dispersi. Tra gli interventi alla sessione mattutina, anche quello di Alessandro Sidoti esponsabile del laboratorio di restauro della Biblioteca nazionale centrale di Firenze che fu colpita pesantemente: “Una quantificazione grossolana parla di 1.200.000 pezzi”.

L’alluvione, ha detto “fu in realtà un vero spartiacque nella storia della conservazione del patrimonio culturale in generale, ma soprattutto del patrimonio bibliografico, perché in realtà non si erano mai registrati danni così gravi alle biblioteche da eventi alluvionali”. Sidoti ha parlato del “grande momento di reazione”, che portò alla creazione di “un laboratorio di restauro che in quel momento sarà uno dei più grandi del mondo. Riuscimmo ad avere circa 150 persone impiegate, grazie all’aiuto di persone provenienti da moltissimi Paesi”, “studenti volontari, ma anche restauratori, tecnici, cittadini vari, con una mobilitazione mai vista precedentemente”. Un’esperienza che ha poi portato al coinvolgimento del laboratorio di restauro “in moltissimi eventi emergenziali”, con collaborazioni internazionali come Baghdad o Praga.

Scritto da: Redazione Novaradio