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“Maggio Musicale sulla strada della liquidazione coatta”

today18/05/2016

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fials maggio musicale07FIRENZE – “Se la gestione del teatro del Maggio Musicale non cambia radicalmente, a partire dal management, il teatro è destinato a trovarsi nel 2018 in liquidazione coatta”.
A lanciare il duro atto d’accusa è il sindacato autonomo Fials, ultra-maggioritario tra gli orchestrali, che fa sapere di aver ottenuto le carte del piano industriale “segreto” del Maggio redatto dal sovrintendente Bianchi – quello che lo stesso Bianchi finora si è sempre rifiutato di morstrare perfino ai soci della Fondazione del Maggio – facendone richiesta al MIBACT.
Dal confronto dei numeri con la relazione del supercommissario alle fondazioni liriche Pinelli e la relazione del Collegio Revisori, spiega il sindacato, emerge come la gestione si sia discostata non solo da quanto auspicato dal commissario, ma anche dal piano che tracciava la strada per il riequilibrio: un margine operativo con 3 milioni di euro in più di passivo, ricavi inalterati a fronte di 4 milioni in più di costi – tra cui 1,6 milioni di euro per la dirigenza e oltre 700 mila euro di consulenza esterne – oltre alla mancata riduzione dell’indebitamento (schizzato da 61 a 70 milioni), riduzione dei contributi pubblici (gli 8 milioni di euro promessi dal Comune finoara mai arrivati) e un indebolimento del patrimonio che si concretizzerebbe con l’ipotesi ventilata di vendita del teatro Goldoni.
“Altro che conti in ordine e ritorno in attivo pomposamente sbadierato da Bianchi” attacca la Fials, che torna a chiedere a il sindaco Nardella (presidente della Fondazione) le dimissioni per Bianchi e il suo staff: “Serve un sovrintendente vero, un management, un direttore vero, ma anche una programmazione artistica degna di questo nome e una strategia seria per attirare il pubblico in teatro ancora troppo vuoto – dice il segretario nazionale Fials, Enrico Sciarra, che rivolge un appello tutti gli ex direttori artistici a mettersi a disposizione per salvare il Maggio – Riccardo Muti compreso, che pure non ha auto sempre rapporti facili con l’attuale direttore Metha.
“La prospettiva – segnala ancora – è che Firenze faccia la fine di quanto sta accadendo a Verona, dove i conti sono altrettanto in dissesto. Così come là l’idea è mantenere in caoo alla Fondazone solo la più l’attività estiva dell’arena, a Firenze si potrebbe arrivare allo scorporo del teatro dal Festival del Maggio. Ma così sarebbe la fine dei teatri lirici di produzione come li conosciamo”.

Scritto da: Redazione Novaradio


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