Uncategorized

Sollicciano, parla l’ex cappellano: “L’ultimo suicidio chiede risposte”. Le mie dimissioni? “Vivevo come sotto censura”- ASCOLTA

today18/07/2023 2

Sfondo
share close
  • cover play_arrow

    Don Vincenzo Russo, ex cappellano carcere Sollicciano,18 luglio 2023

 

FIRENZE  – “Di carcere a Sollicciano si continua a morire: sette suicidi in pochi mesi e questa è una triste realtà. Gli atti di autolesionismo a Sollicciano son quotidiani,si verificano ogni giorno non isolatamente. Un’atmosfera di dolore e di morte che abita in quell’istituto. Una morte nell’anima perché è affossata la speranza, una morte fisica, perché la disperazione porta le persone più fragili a togliersi la vita”. E’ l’amara denuncia di don Vincenzo Russo, fino a poche settimane fa cappellano del carcere fiorentino di Sollicciano, dopo la notizia del suicidio, pochi giorni fa, di un 47enne marocchino, in una cella del penitenziario.

Le condizioni del carcere che descrive il prelato sono quelle, letteralmente infernali, più volte denunciate: “Sollicciano conserva la sua condizione di degrado, che si traduce in sporcizia nelle celle e nei passeggi, cattivi odori, umidità, fatiscenza dei locali e degli arredi, ambiente insalubre, scarse condizioni igieniche. Mai risolto il problema degli insetti infestanti come le cimici. So che l’area penale è piena, e recano ai detenuti fastidio, prurito, pustole: le persone sanguinano per le loro punture. A questo, dice “si aggiungono topi e scarafaggi che passeggiano indisturbati per tutto l’istituto”.

Una condizione aggravata dalle temperature di questi giorni: “Il caldo ora che è arrivato appesantisce ancora di più le condizioni di invivibilità” osserva don Vincenzo: “Ogni anno si fanno delle promesse, puntualmente ogni estate rende arroventato Sollicciano: il clima è infernale, l’aria è irrespirabile, soffocante. Pochi i ventilatori che possono attenuare il tormento di chi non ha scampo alla calura”. E i lavori di efficientamento energetico iniziati mesi fa? “Dei lavori sono stati avviati nel reparto femminile, ma difficile comprender quali siano stati i criteri adottati. I recenti interventi hanno rivelato il loro cattivo stato di esecuzione: le infiltrazioni che dovevano essere scongiurate, continuano”. Lavori dunque insufficienti e fatti male? “Vien da pensar male” osserva il religioso: “C’è forse una non sufficiente attenzione quanto si tratta di investire per il bene delle persone detenute. Si vocifera che ci sia stata anche una commissione del Ministero a fare un sopralluogo. Bisogna che si faccia chiarezza”.

Una condizione, quella descritta, purtroppo già nota e oggetto perfino di un esposto presentato in Procura e firmato da 300 detenuti. “I detenuti chiedono che ci siano condizioni legali di vita, non di più. Queste risposte per ora non ci sono state, non c’è stata la dovuta attenzione alla loro protesta sulle condizioni che costretti a vivere in carcere. Attendiamo risposte” dice don Vincenzo, che da qualche settimana però non è più il cappellano del più grande carcere della Toscana. Di poche settimane fa infatti l’annuncio delle sue dimissioni: una decisione per certi versi clamorosa per chi ha fatto del sostegno alla popolazione carceraria la propria vita. E che don Russo a Novaradio spiega così: “Il cappellano non è solo l’uomo del culto, è un uomo di relazione e confronto. Sono sempre stato accanto ai detenuti, soprattutto quando la sofferenza diventa pericolosa. Anche l’ultimo suicidio è una manifestazione di estremo disagio, che chiede spiegazioni e che ci siano provvedimenti. Io questo ho fatto in carcere, e la mia decisione di stare accanto ai detenuti ha dato fastidio a qualcuno. Vivevo la mia condizione come sotto censura: a un cappellano non si può impedire di stare dalla parte dei detenuti, non si può impedire di esprimere denunce da arte di persone che non sanno pronunciarsi: stare dalla parte dei poveri non è un reato. Mi sono continuamente giudicato e attaccato”.

Da parte di chi? Il prelato non fa nomi, ma è consapevole che a attirare le antipatie da parte di certi ambienti sia stato l’impegno in prima fila per i diritti dei detenuti, tra cui il sostegno all’esposto di qualche mese fa. “E’ stata un’attività legale, sono stato vicino ai detenuti, mi sembrava importante che scrivessero alla magistratura. Ma questo, chissà, non andava giù a qualcuno”. E tra questi, anche l’attuale direzione del carcere: “Ho vissuto confronti con tanti direttori: schietti, sinceri, onesti, nonostante la diversità di vedute però c’era grande rispetto. Ultimamente questo forse non è avvenuto”

Fuori da Sollicciano, il lavoro di don Vincenzo a fianco dei detenuti però va avanti: tramite “Casa Caciolle”, struttura della Madonnina del Grappa dedicata i percorsi di reinserimento degli ex reclusi e da alcuni mesi affiliata all’ARCI Firenze, e che intende stringere rapporti sempre più stretti con le Case del Popolo. “E’ un progetto vero, non solo un posto letto e un piatto caldo” spiega: “Ci interessava che diventasse un luogo dove proporre nuovi modelli di vita, luogo di grande inclusione. E i momenti culturali, sociali di svago cui partecipano i detenuti in questi giorni diventano momenti significativi per la ricostruzione. Io continuerò su questa linea perché i poveri non possono essere lasciati da soli”.

Scritto da: Redazione Novaradio


Articolo precedente

News

Via Mariti, confermato il taglio dei lecci. Giovedì l’incontro tra Comune e residenti: “Noi mai informati” – ASCOLTA

  FIRENZE - Dopo le iniziali smentite, la conferma ufficiale è arrivata ieri in Consiglio Comunale: in via Mariti il progetto prevede il taglio di tutti e 34 gli alberi del filare centrale tra via del Ponte di Mezzo e il ponte Margherita Hack. Non solo gli acciaccati pini marittimi che in passato hanno visto più volte rami spezzati da vento e neve, ma anche i circa 20 grandi lecci […]

today18/07/2023


0%