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Elena Baragli – 4 marzo 2026
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FIRENZE – Quest’anno la ricorrenza dell’8 Marzo, Festa della donna, è dominata dallo scontro politico e sociale intorno al cosiddetto ddl Bongiorno, il disegno di legge presentato dalla senatrice FdI e approvato dalla Commissione Giustizia, che modifica delle norme sullo stupro: il testo cancella il riferimento al “consenso libero, attuale e revocabile” come elemento essenziale per escludere la violenza sessuale, e introduce invece il concetto di “volontà contraria” della vittima, da valutare in base al contesto. Sparisce inoltre il riferimento alle condizioni di particolare vulnerabilità della persona offesa, si introduce un’attenuante in casi di minore gravità, che dipende ora da condotta, circostanze, e dell’entità del danno arrecato. In certi casi la pena è ridotta: non più 6-12 anni ma 4-10.
Un testo che ribalta l’approccio fondato sul “consenso” in linea con le leggi vigenti in gran parte dei paesi UE e adotta invece il modello del “dissenso”, contro cui si sono immediatamente mobilitate le associazioni che si occupano di violenza alle donne, centri antiviolenza, movimenti transfemministi, assieme a partiti di sinistra e sindacati come la Cgil. Una grande manifestazione si è tenuta il 28 febbraio scorso. Tra questi anche l’associazione Artemisia Centro Antiviolenza, che sul tema ha reso noto un documento politico dall’eloquente titolo “Senza consenso è stupro”, in cui si spiega come le conseguenze del ddl Bongiorno si collocano su due piani: culturale e penale/giudiziario.
“La proposta del DDL Buongiorno rovescia completamente il modello del consenso finora seguito nella legislazione internazionale, dalla Convenzione di Istanbul che l’Italia ha ratificato nel 2013 ma anche alle leggi del nostro paese, basato sul consenso libero, attuale e revocabile”, spiega a Novaradio Elena Baragli, presidente dell’associazione. Tra le principali critiche, il fatto la nuova normativa tende a tutelare di più l’aggressore, aumenta rischio di vittimizzazione secondaria, e di fatto inverte l’onere della prova in sede processuale.
“Passare a un modello basato sul dissenso significa rovesciare completamente i termini dei fattori in gioco, ovvero chiedere alla vittima di dover provare di aver detto di no, di essersi ribellata, di aver dissentito. Dire che ho urlato, ho tentato di sottrarmi, ho scalciato, ho dato pugni. Le nostre avvocate stanno lavorando alla redazione di un documento tecnico, sono molto preoccupate perché in sede di incidente probatorio provare tutto questo è molto difficile, ed è certa la vittimizzazione secondaria”. Senza contare il fatto che il ddl ignora fenomeno del “freezing”, ossia la paura che in molti casi immobilizza e ammutolisce la vittima come estrema difesa.
Come si è detto in Francia dopo il caso Pelicot, aggiunge Baragli, “la vergogna deve cambiare lato, cioè non devono essere più le donne a doversi vergognare, giustificare, dare prova di essere state vittime”. Il che porta alle critiche che riguarda l’aspetto culturale: “Le conseguenze culturali che questo DDL può avere sono sono enormi – dice Baragli – perché la logica del disaccordo sposta il senso sulle vittime e non sugli autori” laddove “la grande sfida strategica per contrastare e fermare la violenza è educare i bambini, compresi i maschi. quella del consenso non è solo un modello giuridico, ma è anche una logica, una filosofia, è un modo di pensare a relazioni libere paritetiche, rispettose”.
Moltissime le iniziative che nei prossimi giorni vengono organizzate per informare e sensibilizzare sul tema, tra cui molte anche dalla stessa associazione Artemisia (vedi volantino in calce).
A Firenze tra i principali appuntamenti, la ormai tradizionale manifestazione-corteo promossa da “Non una di Meno”, dalle 18 con partenza in piazza SS. Annunziata.
Scritto da: Redazione Novaradio
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