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Sputnik - 31 agosto 2026
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Marco Carrai su fine mandato presidenza Fondazione Meyer – 31082026
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Eugenio Giani su ricambio Fondazione Meyer 31082026
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Carrai su accuse di conflitto di interesse 31082026
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FIRENZE – Marco Carrai lascia la Fondazione Meyer, denunciando l’ “amarezza” per quanto patito dalla sua famiglia per gli attacchi e le critiche per il suo essere di console onorario di Israele per la Toscana, ma non rinnega nulla di quanto fatto fin qui alla guida dell’ente: “Sono stato attaccato non per quello che ho fatto, ma per quello che rappresento” ha detto, aggiungendo: “Continuerò ad aiutare il Meyer anche da fuori la Fondazione”.
L’addio, largamente atteso e annunciato, non è un “licenziamento” da parte della Regione. A difendere l’operato di Carrai è in prima persona il governatore Eugenio Giani, al suo fianco nella conferenza stampa convocata nel Palazzo della Regione assieme a Paolo Morello Marchese, direttore uscente e in procinto di diventare assessore a Prato: “Non è una rimozione”, risponde ad una “circolarità’ delle cariche” dice più volte Giani, che a Carrai ha voluto esprimere ringraziamenti e apprezzamento per il lavoro svolto.
Rngraziamenti che Carrai restitusce a Giani pr averlo difeso, in pubblico e privato: “Ho accettato la richiesta del governatore Giani che mi ha chiesto, quando volevo dimettermi, di rimanere in carica fino alla nomina del mio successore, ma ritengo che non sia più possibile proseguire” ha detto Carrai, precisando che la causa non sono stati gli attacchi ricevuti, ma gli effetti sulla sua vita familiare: “Io e la mia famiglia siamo stati costretti a vivere quasi in un bunker. La mia faccia grondante di sangue, con scritto ‘criminale di guerra’, ‘ricercato’, era su tutti i muri di Firenze e non solo. Pensate ai miei bambini di 9, 8, e 5 anni che vedevano le foto del loro papà con le mani e il viso grondante di sangue, dove c’era scritto ‘genocida di guerra’, ‘morte a Carrai'”. “C’è un limite alla politica, oltre il quale l’avversario non può diventare il nemico. Nel caso dei miei contestatori politici, quel limite è stato oltrepassato” ha attaccato Marco Carrai, peraltro rivendicando il suo operato: “Con me la Fondazione è arrivata a 16 milioni di donazioni e la crescita del 40% dei donatori singoli, non ho mai espresso giudizi a favore del governo Netanyahu, ho invece promosso progetti per curare i bambini palestinesi in Toscana”.
A Carrai, come detto, il pieno sostegno e apprezzamento della Regione del governatore Giani: “Dovevo mettere chiarezza sul fatto che per quello che mi riguarda Marco Carrai ha svolto un buon lavoro” ha detto, spiegando di aver “maturato l’dea” che per enti come le Fondazioni che hanno una natura non gestionale di raccolta fondi si impone la necessità di un ricambio: “Incarichi di questa natura devono avere una rotazione perché poi se non danno la sensazione di diventare dei luoghi di potere”. Un avvicendamento che risponde ad una necessità di “ricambio nelle cariche” o “circolarità”. Un orientamento che, chiosa Giani “è maturato proprio perché sta nella natura della filantropia con cui si deve svolgere questa azione” ma “indipendentemente dal caso Carrai”,. Al di là degli artifici verbali, rimane il fatto intorno all’avvicendamento ci sia lo stato di tensione e delle sempre più insistenti e diffuse critiche al ruolo di Carrai, cresciuto di pari passo con l’aggravarsi della situazione a Gaza.
Nessuna contraddizione, ha invece ribadito Carrai, tra la carica di console di un paese che secondo l’Onu è responsabile di una condotta “genocidiaria” (oltre 70 mila civili di cui oltre 20 mila minori) e un’istituzione che si occupa di curare i bambini, tra cui anche le vittime della guerra di Gaza: “L’ONU non ha mai detto che compie azioni genocidarie, ma c’è il Tribunale internazionale dell’Ai, che ha aperto la procedura contro il Presidente del Consiglio di Israele che è una cosa molto diversa ” ha replicato Carrai (dimenticando forse che di “genocidio” parla il rapporto della Commissione d’inchiesta ONU pubblicato a fine giugno 2026, ndr). Inoltre, “sono rappresentante non di un governo ma dello Stato d’Israele, ostruito nel 1948 andando dietro a una risoluzione internazionale dell’ONU che riconosceva a Israele e agli ebrei il diritto a una patria” ha detto Carrai, che in relazione al conflitto di interessi ha citato la vicenda di Oskar Schindler, figura immortalata dal film di Steven Spielberg: “Aveva una fabbrica che costruiva armi per il governo tedesco. Lui decise di continuare a fare quella fabbrica e in quella fabbrica di andare a riempirla di ebrei operai, salvandoli dalla Shoah. Su quel personaggio”, ha concluso Carrai, sui muri non è stato mai “scritto Schindler assassino, morte a Schindler, a lui è stato fatto un film che ha avuto anche premio Oscar”.
Carrai ha escluso la possibilità di rimanere anche solo nel Cda della Fondazione, cui però ha assicurato il suo sostegno anche in futuro: “Continuerò a dare i miei soldi personali, della mia famiglia e dei miei amici. Il progetto a cui tengo di più è realizzare – ha aggiunto – se fosse possibile, è il primo ospedale pediatrico ortopedico d’Italia. Con il direttore generale avevamo pensato a creare questo padiglione. Se questo progetto andrà avanti, sicuramente coloro che ho coinvolto saranno pronti a sostenere il Meyer”.
Si apre ora la partita della successione a Carrai, per cui già circola il nome. La scelta spetterà a Federico Gelli, neo direttore del Meyer. Il nome però non potrà non avere l’imprimatur anche di Giani, che per ora prende tempo: “Ancora è presto…”. L’era Carrai politicamente si chiude oggi, ma un’altra ancora non si è aperta.
Scritto da: Redazione Novaradio
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