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“Funerali di stato a Mladic? Nulla di strano, in 30 anni a Srebrenica non è cambiato nulla” – ASCOLTA

today31/08/2026

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 Non si placano le polemiche intorno per l’annuncio da parte della Repubblica Serba di voler concedere i funerali di Stato a Ratko Mladic, ex generale morto qualche giorno fa in carcere all’Aja dopo essere stato condannato all’ergastolo per il genocidio di Srebrenica, la strage perpetrata nel luglio 1995 durante il conflitto dell’ex Juguslavia che vide il massacro di di circa 8.000 bosniacchi (musulmani bosniaci) che si erano rifugiati all’interno della città a maggioranza musulmana di Srebrenca, dichiarata “zona protetta” dall’Onu.

Una decisione che appare sorprendente o surreale ma che “non è niente di di strano per chiunque si sia occupato negli ultimi anni di post conflitto eh in ex Jugoslavia” dice Andrea Rizza Goldstein, dell’Arci Trieste e profondo conoscitore delle vicende del “confine orientale” e dell’ex Jugoslavia e che affondano le proprie radici nel “fallimento totale” delle politiche euroatlantiche: “Dalla fine degli anni 80 l’Occidente – spiega – ha accettato di dialogare con qualsiasi cosa non puzzasse di socialismo, per cui anche con gli etnonazionalismi che sono diventati matrice culturale. Non solo in Serbia o in Republika Srpska, la parte serba della Bosnia ed Erzegovina – fa notare – quest’estate abbiamo visto in Croazia un milione di persone assistere ad un concerto ultranazionalista. Con delle punte agghiaccianti, come le commemorazioni sul ponte di Visegrad che nel ’92 è stato il luogo dell’omicidio di massa ritualizzato”.

Quello che però ancor più significativo è quello che, oltre 30 anni dal genocidio, è quel che è successo a Srebrenica: “Assolutamente nulla” sferza Rizza Goldstein: “Il Comune che è a trazione serbo-negazionista ha aperto una un altarino memoriale che è stato sostanzialmente disertato”, e le esperienze a Srabrenica di “chi pratica realmente la convivenza tra diversi, quindi tra musulmani e serbi, anche se una convivenza artificiale, ad altre latitudini non l’abbiamo visto assolutamente non succedere” racconta: “Zvornik, Visegrad sono tutte municipalità a totale quasi totale maggioranza serba, non c’è lo specchio narrativo della comunità che invece ha subito il genocidio, sono comunità monoreferenziali”.

E in tutto questo la nostra responsabilità, come Europa, è enorme: “Aver accettato di di dialogare con gli etnonazionalismi, è diventata pedagogia di sistema: nelle scuole si insegnano tre narrative diverse dove tutti quanti sono stati aggrediti, tutti quanti sono difesi, tutti quanti hanno i loro eroi. E il risultato è questo”.

 

Scritto da: Redazione Novaradio