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Manifestazione sabato a Firenze, Palagi (Sinistra): “Era una piazza non organizzata, che chiede ascolto e merita risposte” – ASCOLTA

today26/10/2026

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    Dmitrij Palagi, capogruppo Sinistra Progetto Comune – 26 ottobre 2026

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FIRENZE – Sono 14 i giovani, tranne una 17enne tutti gli altri maggiorenni con età tra i 20 e i 30 anni, che sabato in occasione della manifestazione a Firenze sono stati accompagnati in questura perché avrebbero indossato passamontagna, mascherine o altri oggetti per il travisamento. Dopo i controlli sono stati tutti rilasciati.  Per uno dei maggiorenni è scattata una denuncia perché trovato in possesso di un petardo.

E’ il bilancio della giornata, fatta di cortei e qualche momento di tensione che la città ha vissuto due giorni fa. Il corteo, partito da piazza Santa Maria Novella ha raggiunto Santo Spirito, ma poi ha deciso di proseguire verso la riva destra in direzione di ponte Santa Trinita. All’imbocco di via Tornabuoni lo schieramento di forze dell’ordine ha impedito l’accesso alla strada. Dopo due pre di “stallo”, trattative e il corteo che premeva, sono partite alcune cariche della polizia. Dopo di che il corteo in serata si è mosso verso piazza della Stazione SMN e ha occupato per alcuni minuti i binari della tramvia.

In piazza c’era anche Dimtrij Palagi, capogruppo Sinistra Progetto Comune in palazzo Vecchio, che ad un certo momento si è anche trovato nel ruolo di “mediatore” tra il corteo e le forze dell’ordine: “Era una piazza che aveva semplicemente bisogno di esprimersi e si è scontrata con l’esistenza, di fatto, di zone rosse. Che le vie del lusso e le vie del turismo non possono essere toccate”. Sabato, si dice convito Palagi, quel corteo non aveva intenzione di devastare via Tornabuoni: “C’erano persone che sapevano che c’era una sorta di messaggio simbolico nell’attraversare quella via senza fare nessun danno, questo io sono sicurissimo perché l’ho sentito in ogni modo. È chiaro che qualche volto coperto, ma stiamo parlando nell’ordine di 5, 10, 15 persone. Io non ho visto gruppi organizzati

E giudica esagerati gli allarmismi su possibili inflitrazioni e degenerazioni: “Piuttosto parlerei di un vuoto politico all’interno del quale possono trovare spazio tutte le risposte: delle domande ci sono, se le risposte non arrivano, è possibile che si creino delle altre dinamiche perché a quel punto cresce il sentimento di frustrazione. Cioè, se la sensazione è essere in piazza in tante e tanti, non serve a nulla perché nessuno ci vuole ascoltare, allora il rischio è di dire tanto vale aumentare ancora di più il livello della conflittualità perché così magari qualcuno ci ascolta”.

Scritto da: Redazione Novaradio