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Il conflitto Usa-Iran si allarga ancora. Sabato nuova manifestazione a Firenze: “No alla guerra e al regime iraniano” – ASCOLTA

today04/03/2026

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    Micaela Frulli, docente Diritto Internazionale Univ. Firenze – 4 marzo 2026

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    Manhaz Lamei, collettivo “Hamseda” – 4 marzo 2026

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FIRENZE –  Giunto al quinto giorno di guerra, il conflitto tra Usa-Israele e Iran si avvia a superare i confini regionali: mentre continuano i raid aerei  israelo-americani, la Repubblica islamica reagisce all’attacco sul piano politico – con la nomina del figlio di Alì Khamenei, Mojtaba, alla carica di Guida Spirituale – e su quello militare, colpendo con i propri missili i paesi del Golfo l’ambasciata Usa a Dubai e annunciando di aver preso il controllo dello stretto di Hormuz. Attacchi che a breve potrebbero portare ad un ingresso attivo nelle operazioni militare e l’assenza di  qualsivoglia giustificazione sulla base del diritto internazionale si è affiancato ad una quasi totale assenza di reazione da parte di organismi internazionali e sovranazionali, in primis Onu e Unione Europea.

“Non soltanto si viola patentemente il diritto internazionale, ma non si sente neanche tanto più il bisogno di giustificarsi, quasi si rivendica la violazione del diritto internazionale” dice Micaela Frulli, docente di diritto internazionale all’Universtà di Firenze. “E’ un copione già visto. la mente va a all’Iraq e a Saddam Hussein” dice Frulli, ma con una differenza: allora “si presentavano tutta una serie di motivazioni e ci si ancorava anche al diritto esistente per lanciare un attacco, mentre oggi “non c’è veramente neanche stato lo straccio di tentativo di dare delle prove”, ed è “peggio perché qui, per quanto instabile o difficile, c’era un negoziato in corso”. In più stavolta non ci son state reazioni forti al livello internazionale. Per quanto riguarda le Nazioni Unite – aggiunge – per esempio l’Alto Comitato dei diritti umani ha chiamato un’inchiesta per l’attacco alla scuola delle bambine in Iran. Ci sono dei tentativi di reazione, ma gli organi politici, in particolare il Consiglio di sicurezza, sono in mano agli Stati. Quindi sono solo gli Stati che possono far funzionare o far emergere una condanna dal Consiglio di Sicurezza”. L’UE ad esempio ha condannato la reazione militare dell’Iran senza citare l’attacco: “Penso che sia particolarmente grave e irresponsabile, in particolare dagli Stati dell’Unione Europea, si altera la sequenza giuridica”. E l’Italia? “Mi sembra stia a guardare con eh un grande imbarazzo: addirittura non eravamo informati, tanto che abbiamo avuto il ministro della Difesa bloccato a Dubai. Non credo che si disallineerà, però è chiaro che non conta niente”. Di fronte a questo l’unica strada è la mobilitazione della società civile e dell’opinione pubblica: “Dipende molto da da quello che riusciamo a fare noi”, anche se gli Stati non si muovono: “L’ONU è bloccato – dice Frulli – ma credo anche che l’Europa stia mancando la propria occasione:: correre dietro farsi ingaggiare in questa spirale della violenza è sbagliato e miope”. 

A non rinunciare alla possibilità di far sentire la propria voce contro l’intervento militare e dei rischi connessi ma anche per esprimere a condanna senza appello della regime di Teheran, la comunità iraniana e la società civile fiorentina tornano a mobilitarsi dopo la manifestazione di domenica scorsa. Un presidio è stato convocato per sabato prossimo 7 marzo, a partire dalle 17 in piazza Signoria per dire tre no: alla guerra, alla Repubblica Islamica di Iran e alla repressione. L’appello è firmato da un gruppo di cittadini, iraniani e italo-iraniani di seconda generazione, riuniti nel neonato collettivo “Hamseda”, che in farsi significa “parlare con una sola voce”. “Sentiamo rompere il silenzio – si legge nell’appello – e chiediamo la fine immediata della guerra, la liberazione dei prigionieri politici, la fine delle esecuzioni e della violenza su donne, giovani e minoranze”. Alla manifestazione hanno aderito Arci, Anpi, Cgil, Donne Insieme per la Pace.

Un modo per cercare di ricomporre l’unità in una comunità che appare divisa, tra la speranza che la guerra porti alla caduta di un regime odiato, e la paura che il conflitto apra a scenari peggiori: “La nomina di Mojtaba Khamenei a nuova Guida Suprema era immaginabile, il timore è che si instauri una dittatura militare dei Pasdaran” spiega Manhaz Lamei, del collettivo “Hamseda”. E a chi segnala che la protesta contro l’attacco Usa è stato solerte di quella contro le repressioni in Iran, risponde: “E’ vero, una parte della sinistra ha mancato di mobilitarsi dopo la repressione di gennaio ma, avverte, “è lo stesso errore di miopia che compie chi esalta l’intervento Usa: “Pensare che il nemico dle mio nemico sia mio amico, rischia solo di portare sull’Iran conseguenze peggiori”.

Scritto da: Redazione Novaradio