Uncategorized

Iran e Palestina al centro del Festival Middle East Now, tema del festival “Radical Movements” – ASCOLTA

today30/09/2026

Sfondo
share close
  • cover play_arrow

    Roberto Ruta, co-direttore Middle East Now

–

FIRENZE – Dal 6 all’11 ottobre 2026 al Cinema La Compagnia, al Cinema Astra e in altri luoghi della città torna Middle East Now, il festival dedicato al cinema e alla cultura del Medio Oriente. In programma per la 17esima edizione 33 tra film e documentari, mostre, progetti artistici, talk di geopolitica, performance e iniziative speciali. Il filo conduttore è “Radical Movements”, un invito a riflettere su come l’immaginazione artistica diventi azione di fronte all’instabilità del presente. L’obiettivo del festival è offrire uno sguardo autentico e complesso sul medioriente, oltre i pregiudizi geografici e culturali.

L’Iran e la resistenza femminile sono al centro dell’apertura e della chiusura del festival: martedì 6 ottobre alle 21.00 al cinema La Compagnia con “A Fox Under a Pink Moon” di Mehrdad Oskouei e Soraya Akhalaghi, documentario vincitore dell’ultimo IDFA. Il film raccoglie cinque anni di riprese fatte con il cellulare dalla protagonista, in fuga da un matrimonio violento. Oskouei sarà a Firenze per una masterclass intitolata “Iran: chi non ha voce, ha una camera”. La chiusura, domenica 11, sarà invece l’anteprima mondiale di “Women of Revolution”: la regista Mina Akbari, ospite del festival, parte da uno scontro personale con la polizia morale per ripercorrere quarant’anni di battaglie per i diritti delle donne iraniane.

Ampio spazio è dedicato alla Palestina, tra ironia e spirito di comunità. In “Palestine Comedy Club” sei comici, separati da muri, checkpoint e passaporti diversi, partono per una tournée tra Palestina e Israele. “House of Hope” di Marjolein Busstra racconta una scuola Waldorf in Cisgiordania che cura i traumi dei bambini con arte e non violenza. Sabato 10 arriva “Gaza’s Twins, Come Back to Me”, storia di una madre che lotta per ricongiungersi ai figli gemelli, separati dalla guerra fin dalla nascita.

Il Libano è al centro di un focus sulla memoria culturale. Venerdì 9 sarà presentato “The Silence of the Plain” di Zeina Sfeir, presente in sala, mentre sabato 10 il regista Nicolas Khoury porta “Souraya Mon Amour”, riflessione su amore e perdita legata a Maroun Baghdadi. Dall’Egitto arriva “The Stories” di Abu Bakr Shawky, candidato agli Oscar, che intreccia vent’anni di storia del Paese con l’amicizia di un giovane pianista e della sua corrispondente. Dall’Iraq, “Flana” di Zahraa Ghandour denuncia la sorte delle bambine indesiderate. La Siria è rappresentata da “One in a Million”, premiato al Sundance, mentre l’Afghanistan chiude con “Writing Hawa”, storia di una donna che impara a leggere a quarant’anni mentre i suoi sogni vacillano davanti al ritorno dei talebani.

Molti gli eventi “collaterali”: dal 9 al 31 ottobre la Street Levels Gallery (Via Melegnano 4) ospita “WHAT MOVES US”, mostra collettiva curata da Roï Saade Saade con gli scatti di Erdem Varol, Skander Khlif ed Ebrahim Bahaa-Eldin sul senso di appartenenza a un luogo. “Revolution, Intermission” è il progetto dedicato al vignettista sudanese in esilio Khaled Albahi ripercorre vent’anni di rivoluzioni e controrivoluzioni, in programma anche un talk. Domenica 11 ottobre, alle 20 al Cinema La Compagnia, Fadi Murad porta in anteprima italiana lo spettacolo “Come Back Home”, sul tema del ritorno e dello sradicamento; in mattinata, dalle 10:30 alle 12:30 alla Scuola d’Arte Culinaria Cordon Bleu, le chef Fidaa I. A. Abuhamdiya e Samira Driouich guidano “I Dolci dell’Amore”, laboratorio di cucina palestinese e marocchina. Chiudono il quadro i talk: sabato 10 “Radicali, estremi, messianici e l’un contro l’altro armati” su Israele e Iran, con Elena Testi e Laura Silvia Battaglia, e domenica 11 “Gen Z: il motore del movimento radicale”.

Scritto da: Redazione Novaradio