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Dmitrij Palagi 17 luglio 2026
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FIRENZE – Cronaca di una svendita annunciata. E’ finita come i più pessimisti temevano la vicenda degli appartamenti in social housing della società “le Quinte”: come riferisce oggi il quotidiano Repubblica, due lotti – 114 appartamenti in via Niccolò da Tolentino, 27 invia Arnaldi – sono stati acquistati ieri all’asta per 6,1 milioni di euro (una media di 44.500 euro ciascuno) dopo una serie di numerose offerte al rialzo (si partiva da 4,5 milioni), mentre altri 24 appartamenti in via di Scandicci erano stati aggiudicati alcuni mesi fa per 1,2 milioni (50.000 euuro l’uno in media). Gli immobili, realizzati con un consistente apporto di fondi pubblici e con il vincolo di canone calmierato, dopo il fallimento della ditta “Le Quinte” erano stati messi all’incanto dal curatore fallimentare, che ha chiesto che venisse meno il vincolo del canone calmierato. Il Comune si è opposto – la vicenda è tutt’ora al TAR – ma non ha mai voluto esercitare il diritto di prelazione.
Non nasconde la delusione il consigliere di Sinistra Progetto Comune, Dmitrij Palagi, che nei mesi scorsi più volte aveva presentato interrogazioni e mozioni per chiedere a Palazzo Vecchio di salvaguardare il patrimonio di edilizia sociale e che ai microfoni di Novaradio denuncia “pressapochismo, superficialità e poca voglia di concretezza” da parte della maggioranza Pd-Avs-Ecolò che sostiene la sindaca Funaro. “E’ un terremoto per tutte le politiche abitative annunciate strombazzate negli ultimi due anni per le fasce grigie del social housing che è tutto basato su fondi di cofinanziamento” dice Palagi: “La scommessa di Palazzo Vecchio era che un fondo di immobiliare partecipato anche dalla Regione Toscana fosse la garanzia” del vincolo sul canone, ma “così non è stato”. “Se il TAR darà torto al Comune di Firenze” ragiona, significa che “non c’è accordo che tenga” ed “c’è un diritto privato che prevale sul diritto pubblico”.
Una via però ancora c’è, dice Palagi: “A noi interessa che nei prossimi 60 giorni, dato che il Comune deve rilasciare nullaosta, si trovino tutti gli appelli tecnici e burocratici per far prevalere una logica politica che deve mettere in condizione oltre 100 nuclei familiari assegnatari di vedere riconosciuto un loro diritto a vivere in delle case a affitto calmierato”.
La vicenda de “Le Quinte” fa il paio con un’altra di pochi giorni fa, passata in realtà abbastanza sotto silenzio. L’annuncio da parte di Invimit Sgr della vendita di 6 immobili tra via del Romito, via de Servi e via Accademica del Cimento, a prezzi che vanno da 1.100 a 4.100 euro al metro quadro. Si tratta di parte del gruppo di immobili di proprietà del Comune, a lungo usate come case popolari anche se non formalmente inserite nel patrimonio ERP, che Palazzo Vecchio ha venduto a Invimit . Dello stesso gruppo fa parte anche le case di via de Pepi in cui un inquilino si è opposto alla vendita, vincendo tutti in gradi di giudizio. Un’altra occasione persa per Dmitrij Palagi: “Lì dentro ci abitavano persone che pagavano regolarmente un canone: nonostante questo il Comune di Firenze ha venduto decine e decine di unità immobiliari” come “beni da mettere a valore perché non sono case popolari”.
Ma la sentenza di via de’ Pepi lascia comunque aperta una strada: “Invimit può non mettere all’asta quegli immobili e può stipulare un accordo con il Comune, destinandoli anche quelli ad ERP o edilizia sociale a canone convenzionato” ricorda Palagi: “Vale la pena fare tutta la pressione sociale, invito tutte le le persone che fanno parte del Partito Democratico, del centrosinistra, dei movimenti civici”. E ricorda: “Quando abbiamo chiesto al Comune di non vendere ci hanno risposto ‘dobbiamo studiare’ la questione: è un modo per non assumere la responsabilità di una scelta politica”.
Polemiche sul non sempre trasparente rapporto tra edifici pubblici e uso privato ritorna in un nuovo “caso” scoppiato a Firenze e portato alla luce dal quotidiano CorriereFiorentino e dal Comitato Salviamo Firenze, che hanno scoperto che due appartamenti in via Guelfa dati in affitto da Montedomini, società pubblica che si occupa di sostegno alle persone con disagio abitativo, sono state trasformate dal conduttore in alloggi per gli affitti turistici brevi, presenti da mesi sulle più note piattaforme on line. Sulla vicenda la è intervenuta la sindaca Funaro: “L’ente deve fare affitti lunghi, non brevi”. E se il presidente di Montedomini Asp, Maurizio Fritteli, promette “verifiche” per “ricostruire la vicenda”, ancora Dmitrij Palagi ma emergere un particolare: “La possibilità di messa a rendita degli appartamenti era esplicitamente prevista nel contratto di gestione firmato da Montedomini”.
Scritto da: Redazione Novaradio
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